Cinque anni dopo The Slow Rush, Kevin Parker riporta Tame Impala in studio con Deadbeat, un disco costruito tra Fremantle e Injidup e ispirato alla scena rave dell’Australia occidentale. L’uscita è fissata per il 17 ottobre per Columbia Records e include dodici tracce, tra cui i singoli End of Summer e Loser.
Il lavoro è stato registrato nella città natale di Parker e nel suo studio Wave House, affacciato sull’oceano. Le sonorità richiamano la cultura bush doof, intrecciando elettronica e psichedelia in chiave più diretta e orientata al club rispetto ai dischi precedenti. I bush doof sono raduni nati in Australia negli anni Novanta, rave autogestiti immersi nella natura, lontani dalle città e dal circuito dei club ufficiali. Non semplici feste, ma esperienze comunitarie che uniscono trance, techno e psytrance a ritualità collettive, improvvisazione artistica e un ethos di libertà, ecologia e autosufficienza.

Nel periodo successivo a The Slow Rush, Parker non è rimasto fermo. Ha vinto un Grammy insieme ai Justice per il brano Neverender e firmato contributi per diverse colonne sonore: Barbie, Dungeons & Dragons: Honor Among Thieves, Elvis e Minions: The Rise of Gru.
Ha collaborato con Thundercat (No More Lies), Gorillaz (New Gold) e The Streets (Call My Phone Thinking I’m Doing Nothing Better), oltre ad aver prodotto Radical Optimism di Dua Lipa. Parallelamente, ha lavorato come remixer per artisti come 070 Shake, Crowded House e ancora i Justice.
Lo stile di Deadbeat è descritto come un’evoluzione: meno livelli, più immediatezza. Una psichedelia da club, con linee vocali più leggere e un approccio sonoro che riflette il legame di Parker con la cultura musicale australiana underground.
Su SA l’approfondimento di carriera dedicato ai Tame Impala è di Diego Ballani.