A cinque anni dall’inizio delle prime sedute di registrazione, Paul McCartney annuncia il suo diciottesimo album solista, The Boys of Dungeon Lane, un lavoro che intende ripercorrere, in un ideale ritorno alle origini, gli anni che hanno preceduto la nascita dei Beatles e della stessa cultura pop moderna e che si preannuncia, quindi, come il più intimo e personale della sua lunghissima carriera.
Accanto a lui c’è Andrew Watt, gettonatissimo produttore che negli ultimi anni ha collaborato con Ozzy Osbourne, Pearl Jam, Iggy Pop e Rolling Stones, distinguendosi per la capacità di “riattivare nel presente” icone del rock, non senza prendersi le critiche del caso, vedi i lavori su Hackney Diamonds e Dark Matter. Il suo approccio è ormai consolidato: ritorno all’essenziale (canzone, riff, voce), produzione pulita ma energica, senza eccessi vintage, collaborazioni mirate e registrazioni rapide.
Per The Boys of Dungeon Lane il taglio sembra quello già approntato sul lato più raccolto di Earthling di Vedder (The Have) e un esempio ce lo dà Days We Left Behind, lead single già disponibile per lo streaming: una ballata folk semplice, essenziale ed ispirata per solo chitarra e piano, con la voce mai così esposta nella sua fragile emotività, in un risultato non troppo distante dal tardo Johnny Cash. Tre minuti in cui si apre una porta aperta sulla Liverpool del dopoguerra (Dungeon Lane è, insieme a Forthlin Road, Penny Lane e Strawberry Fields, una tappa della geografia sentimentale beatlesiana), sull’infanzia trascorsa insieme al fratello Mike (che già ieri aveva anticipato l’uscita del disco su X) e sulle prime esperienze musicali condivise con John Lennon e George Harrison tra bar fumosi e chitarre da quattro soldi (smoky bars and cheap guitars), molto prima della Beatlemania.
«È decisamente una canzone legata ai ricordi», spiega Macca, che il prossimo 18 giugno compirà 84 primavere. «Il titolo dell’album nasce proprio da un verso di questo brano. Stavo pensando ai giorni ormai alle spalle e mi chiedo spesso se sto scrivendo solo del passato; poi però mi domando: di cos’altro si può davvero scrivere?»
Registrato tra Los Angeles e il Sussex tra una tappa e l’altra del tour mondiale dell’ex Beatle, l’album viene annunciato come un esempio della sua ampia varietà stilistica, dal rock dei Wings alle armonie beatlesiane, fino a momenti più intimi, come il singolo apripista. Come già nel precedente McCartney III (e negli altri album omonimi), anche qui Sir Paul si fa carico di tutte le parti strumentali. L’album uscirà il 29 maggio prossimo.