Continuano a tenere banco le polemiche esplose attorno a Spotify dopo il boicottaggio di Neil Young. Il cantautore ha infatti rimosso tutta la sua musica presente sulla piattaforma, dopo la lettera di protesta diffusa tramite il suo sito ufficiale in cui in cui esprimeva il suo disgusto per la proliferazione di «false informazioni sui vaccini» diffuse dal colosso digitale. L’accusa era esplicitamente rivolta contro il podcast Joe Rogan Experience, che in passato ha ospitato gente come Robert Malone (che equipara le politiche di contenimento del virus all’Olocausto) e diffuso false notizie su Covid e vaccini: «O io o lui», le testuali parole di Young. Esempio poi seguito da altri artisti di peso come Joni Mitchell, Nils Lofgren e Graham Nash, tanto che il CEO di Spotify Daniel Ek, lungi dal rinunciare ai forti ascolti garantiti da Joe Rogan, è corso ai ripari annunciando una nuova policy sulle trasmissioni ospitate sulla piattaforma che hanno come oggetto argomenti legati alla pandemia.
Una soluzione, a quanto pare, decisamente insufficiente per Young, che nelle scorse ore è tornato nuovamente a pronunciarsi sulla questione tramite una nuova missiva dal suo sito web, A Message From Neil. All’inizio del suo post esorta le persone e i suoi compagni Baby Boomers ad «abbandonare i disininformatori». Un messaggio che prende di mira non solo Spotify, ma anche tutte quelle «aziende che contribuiscono alla distruzione ambientale», come anche le banche americane Chase, Citi, Bank of America e Wells Fargo: «Unitevi a me mentre sposto i miei soldi lontano da questi distruttori o sarete involontariamente loro complici».
Dopo aver esortato colleghi e fan a fare una chiara scelta, il cantautore si è rivolto direttamente ai dipendenti dell’azienda digitale.
Ai lavoratori di SPOTIFY dico che Daniel Ek è il vostro grande problema – non Joe Rogan. Ek ha le redini in mano. Uscite da quel posto prima che vi divori l’anima. Gli unici obiettivi dichiarati da EK sono i numeri – non l’arte, non la creatività.
Neil Young
Nel frattempo, come riportato da Variety, un nuovo sondaggio curato da Forrester Research ha messo in luce che il 19% degli utenti di Spotify ha annullato il proprio abbonamento, o sta pensando di farlo nel prossimo futuro, a causa delle polemiche che circondano Rogan. Lo studio ha anche sottolineato come una fetta del 54% degli attuali utenti, nonostante il dibattito in corso, non abbia invece alcuna intenzione di abbandonare la piattaforma, mentre il 18,5% ha dichiarato che potrebbe farlo qualora la maggior parte degli artisti preferiti levasse la proprio musica dal servizio. Circa l’8,5% degli intervistati ha inoltre dichiarato di aver preso in considerazione l’idea di cambiare servizio di streaming musicale, ma che le caratteristiche di Spotify sono troppo belle per spingerli a farlo.
Come sappiamo, Neil Young ha a cuore la salute dei propri fan in epoca pandemica. In passato si è scagliato in contro i grandi festival definendoli «super diffusori di contagio» e ha cancellato le date live previste quest’anno sempre per questioni di sicurezza con un lapidario «tornerò in tour quando avremmo battuto il virus». L’ultima volta che Young aveva tolto la propria musica dai servizi di streaming era il 2015. All’epoca il songwriter aveva lanciato il suo servizio di streaming e si stava battendo per la qualità della musica. L’ultimo album del songwriter pubblicato assieme ai suoi Crazy Horse, Barn, è uscito lo scorso 10 dicembre. La recensione su queste pagine è di Stefano Solventi. Lo scorso Natale il cantante ha pubblicato a sorpresa un album inedito del 1987, Summer Songs. Di Barn nel frattempo è uscito anche un documentario.
Nel recente passato, numerosi artisti, protestando contro gli investimenti in tecnologia bellica effettuati dalla piattaforma digitale, hanno tolto la propria musica da Spotify, rinfocolando le campagne di boicottaggio del servizio di streaming.