Johnny Marr non le manda a dire. Alla lettera aperta pubblicata da Morrissey sul suo sito ufficiale in cui chiedeva al chitarrista di non nominarlo più nelle interviste, lui risponde per le rime, sarcastico e tagliente come poche volte lo abbiamo sentito.
Le allusioni sono sia ai pittoreschi riferimenti temporali fatti dal cantante nel suo scritto («Perché invece persisti, anno dopo anno, decennio dopo decennio, a incolparmi di ogni cosa, dallo tsunami delle Isole Salomone del 2007 alla bava sul mento di tua nonna?»), sia alle sue simpatie per l’estrema destra britannica (l’ironico hashtag #makingindiegreatagain).
Caro Morrissey, le lettere aperte non vanno va più di moda dal 1953. Adesso sai com’è, corre tutto sui social media. Pure Donald J Trump l’ha capito. E poi, questo business delle fake news non fa tanto 2021?
Johnny Marr
Dear @officialmoz . An ‘open letter’ hasn’t really been a thing since 1953, It’s all ‘social media’ now. Even Donald J Trump had that one down. Also, this fake news business…a bit 2021 yeah ?#makingindiegreatagain
— Johnny Marr (@Johnny_Marr) January 26, 2022
Tra i commenti dei fan di Marr c’è chi ribalta le accuse: «è Morrissey che sta usando il nome di Marr per generare clickbait. E poi da quando in qua a Moz non piace che si parli di lui? L’ha sempre adorato del resto». Ma c’è anche chi è d’accordo con il frontman e lo stuzzica: «Potresti semplicemente dire “non parlo più di lui” ma avresti meno attenzioni dalla stampa purtroppo…».
Ricordiamo che tutto è partito da un’intervista-cover story concessa dal chitarrista a Uncut per la promozione del suo ultimo album Fever Dreams Pt 1-4, di cui abbiamo già ascoltato due dei quattro EP presenti. Nello scambio con il giornalista Marr ha affermato che la ragione principale per la quale non ha contatti con Morrissey sta nell’enorme differenza (di vedute, di attitudine, caratteriale ecc.) tra i due.
Sarà una semplificazione, ma una delle ragioni per le quali sono stato in così tante band sta nel fatto che volevo essere loro fedele. Non è una sorpresa per nessuno se dico che sono vicino a tutti quelli con cui ho lavorato, salvo l’ovvia eccezione. E non lo è perché siamo molto differenti io e Morrissey. Ma per quanto riguarda tutti gli altri musicisti con i quali ho lavorato, beh, posso prendere il telefono e continuare la conversazione esattamente da dove l’avevo interrotta. Quindi sì, è una questione di lealtà. E non lo dico per fare il virtuoso. Tutti coloro con i quali ho lavorato sono stati ottimi. L’unica cosa che è andata in vacca sono gli Smiths. Il che è un peccato. Ma son cose che succedono. Odio parlare in questi termini del gruppo che ho contribuito a formare, un gruppo che ho amato. Ma sai com’è, guardandole in prospettiva le cose stanno proprio in questo modo.
Johnny Marr, Uncut
A proposito degli Smiths, su queste pagine trovate un approfondito monografico scritto da Nino Ciglio, ma anche la recensione classic di The Queen Is Dead.