The Wire, ovvero l’autodefinitosi world’s greatest print (e online) music magazine, ha pubblicato sul numero 479/480 – già disponibile previo sottoscrizione in digitale – la classifica del meglio dell’anno appena trascorso. E c’è da dire – tocca ribadirlo – che quando parliamo del popolare magazine specializzato, le scelte editoriali non sono mai scontate. La pubblicazione britannica è nota soprattutto per la varietà dei generi trattati e per l’occhio di riguardo per il sottobosco sperimentale ed elettronico made in UK ed extra occidentale. Un discorso che possiamo allargare anche a The Quietus, riferendoci a una sua alternativa online, sempre britannica.
Quest’anno la selezione è alquanto particolare. Al primo posto c’è l’inossidabile indie rock degli Yo La Tengo, al secondo una meditazione elettroacustica sullo spazio e la perdita firmato Philip Jeck (scomparso nel 2022) e Chris Watson, al terzo la free jazz suite per sassofono, batteria e quartetto d’archi di Darius Jones. Il resto non è meno sorprendente e comprende tra gli altri gli album dei Clientele, Anohni e l’ultimo lascito di Sakamoto. Di seguito la lista delle prime venti posizioni, per quella completa vi rimandiamo al magazine online.
- Yo La Tengo – This Stupid World
- Philip Jeck & Chris Watson – Oxmardyke
- Darius Jones – fLuXkit Vancouver (i̶t̶s suite but sacred)
- Khanate – To Be Cruel
- Matana Roberts – Coin Coin Chapter Five: In the garden…
- Mariam Rezaei – BOWN
- Irreversible Entanglements – Protect Your Light
- Mendoza Hoff Revels – Echolocation
- Cassandra Miller – Traveller Song / Thanksong
- Aksak Maboul – Une aventure de VV (Songspiel)
- Raphael Rogiński – Talàn
- Ruth Anderson & Annea Lockwood – Tête-à-tête
- Nick Dunston – Skultura
- Sunik Kim – Potential
- AMM – Last Calls
- Dorothy Moskowitz & The United States of Alchemy – Under an Endless Sky
- The Clientele – I Am Not There Anymore
- Noname – Sundial
- Anohni and the Johnsons – My Back Was a Bridge for You to Cross
- Ryuichi Sakamoto – 12