Tocca ripeterci, nel marasma delle classifiche di fine anno, quella di Quietus è da sempre un faro. Consultarla significa tornare su dischi minori (trattati anche su queste colonne) considerando per loro una collocazione differente, scoprirne di nuovi, nonché trovare nuove ragioni per continuare a promuovere ed esaltarci per le musiche provenienti dalle retrovie più disparate dell’underground.
La pagina dedicata alla chart è aperta, come al solito, da un editoriale di uno dei due boss. E come di consueto, biografia personale, storie di difficoltà economiche e pubblicazioni discografiche dell’annata appena trascorsa s’intersecano a più livelli, qui con un focus privilegiato sulle nuove venue proliferate al di fuori dei consueti centri urbani e su quelle che resistono nonostante la crisi e il clima generale che si respira dalla fine della pandemia. La parola d’ordine, da quando il magazine digitale esiste (16 anni quest’anno), è frammentazione e di fatti la top 100 non potrebbe esser più variegata in termini di geografie, generi e stili.
Sul podio troviamo il nerissimo drone folk dei Lankum, il ritorno di PJ Harvey e il trip electro-noise muta-forma dei Teeth Of The Sea. Di seguito i primi venti classificati, per la lista completa vi rimandiamo al sito ufficiale.
La top 20 di Quietus
- Lankum – False Lankum
- PJ Harvey – I Inside The Old Year Dying
- Teeth Of The Sea – Hive
- La Baracande – La Baracande
- John Francis Flynn – Look Over The Wall, See The Sky
- Musta Huone – Valosaasteen sekaan
- Khanate – To Be Cruel
- Abstract Concrete – Abstract Concrete
- Danny Brown – Quaranta
- Mariam Rezaei – BOWN
- Shit And Shine – 2222 And Airport
- The Inward Circles – Before We Lie Down In Darknesse
- Brìghde Chaimbeul – Carry Them With Us
- Slauson Malone 1 – Excelsior
- Rắn Cạp Đuôi Collective – *1
- PoiL Ueda – PoiL Ueda
- Bill Orcutt – The Anxiety Of Symmetry
- La Tène – Ecorcha / Taillée
- Surgeon – Crash Recoil
- Babybaby_explores – Food Near Me, Weather Tomorrow