Album
12
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Edoardo Bridda
- 20 Gennaio 2023
Pubblicato il 17 gennio, nel giorno del suo compleanno, 12 è l’album che lo stesso Ryuichi Sakamoto ha definito un diario della sua esistenza. Il disco, composto da dodici brani recanti la data in cui sono stati registrati in presa diretta, non poteva che contenere meditazioni ambient per piano e/o droni.
Come è noto a Sakamoto non rimane molto da vivere. Ha cancro al quarto stadio. E quello dello scorso dicembre è stato con tutta probabilità il suo ultimo concerto. Va da sé che queste composizioni si presentino come ritratti agrodolci, medicamenti per l’anima, riflessioni estemporanee, vie di fuga verso l’orizzonte, dipinti paesaggistici. Non stiamo parlando di un album testamento à la Bowie – con il quale peraltro Sakamoto ha in passato collaborato in veste di attore, mai di musicista – né un disco sulla morte o il trapasso. 12 è un disco esistenziale, non esistenzialista, ovvero non fa del racconto impressionista di sé una posa ma un veicolo, la risposta a un bisogno di continuare a suonare e dunque a vivere (vedi anche l’impegno per la colonna sonora di Monster).
Con le forze venute meno a causa della malattia, il compositore di Forbidden Colours non concede neppure nulla a orientalismi o appigli geografico-culturali. Questa musica è fatta di essenze, droni orizzontali e grappoli di note che possono assumere diverse forme, e abbracciare uno spettro di sentimenti, nessuno dei quali riconducibile a facili speculazioni o a lacrimevoli risvolti. Questo è Sakamoto che suona al di qua dello specchio, con il fascino, la delicatezza e quel senso del mistero che la sua musica da sempre conserva.
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