Ospite dell’Howard Stern Show lo scorso 11 marzo, Lady Gaga ha offerto un paio di reinterpretazioni in chiave acustica dei brani del suo ultimo album, Mayhem, ed è tornata sulle sue influenze. Il presentatore ha fatto ascoltare Closer dei Nine Inch Nails prima di rivolgerle una domanda su Trent Reznor, probabilmente già conoscendo ciò che la popstar aveva affermato lo scorso anno a proposito del suo interesse per la musica industrial degli anni ’90.
“Mi sento mancare ogni volta che sono in sua presenza”, ha esclamato, rimarcando la sua passione per la band anche indossando una maglietta dei NIN in un recente spot Mastercard, riporta Stereogum.
Non solo industrial: nel giro di interviste che hanno accompagnato la pubblicazione del disco, Gaga si è soffermata sull’ampio spettro di artisti e generi che l’hanno influenzata, dall’alternative anni ’90 all’electro-grunge, da Prince e David Bowie (entrambi palesemente citati in Killah con la produzione di Gesaffelstein). Nel disco convivono inoltre sintetizzatori analogici, richiami alla scena elettronica francese e l’enorme importanza ricoperta dalla cultura ballroom, che da sempre ha influenzato la sua estetica e il suo approccio alla performance.
La promozione dell’album
Lady Gaga ha paragonato il processo creativo di Mayhem a “reassemblare uno specchio infranto”, sottolineando i timori di tornare alla formula che l’ha resa una star planetaria agli inizi della sua carriera.
L’attesa di un successore di Chromatica era iniziata lo scorso settembre, quando Gaga aveva dichiarato, durante la promozione di Joker: Folie à Deux, che un nuovo album sarebbe arrivato a febbraio 2025. A novembre è uscito il brano Disease, che ha segnato un ritorno al massimalismo sonoro di Born This Way e Artpop: una fusione tra pop ed elettrock, con testo e ritornello a far da ponte tra l’estetica del film interpretato accanto a Joaquin Phoenix e il nuovo progetto. “Hai il veleno nelle vene, potrei essere il tuo antidoto questa notte,” canta Gaga, per poi aggiungere: “Potrei fare il dottore, posso curare la tua malattia”.
Su SA la recensione dell’album è di Nino Ciglio.
