Angine de Poitrine, foto fornita dai BBC Studios
Angine de Poitrine, foto fornita dai BBC Studios

Khn degli Angine de Poitrine: “Senza studio della teoria musicale solo scimmie con strumenti in mano”

Il chitarrista degli Angine de Poitrine difende lo studio della musica e respinge l’idea che teoria e creatività siano incompatibili

Diciamolo chiaramente: nell’era degli algoritmi, ma anche della saturazione discografica, l’ascesa degli Angine de Poitrine ha dell’incredibile. Il duo originario di Saguenay, nel Québec, è riuscito a far diventare “virale” un genere ostico e rigorosamente cerebrale quale il math rock microtonale. L’impalcatura tecnica dietro i costumi a pois, però, è solidissima. E lo conferma il bassista e chitarrista della band, Khn, che in un’intervista a Guitar World si è sfogato contro la retorica del musicista autodidatta.

Un falso mito che circola nel rock e nelle sue derivazioni indipendenti è che studiare la teoria possa causare perdita di ispirazione. Per Khn, al contrario, non conoscere la nomenclatura degli intervalli, degli accordi e delle scale è solo il sinonimo di pigrizia intellettuale: “La terminologia musicale è la nostra unica speranza di restare umani. Senza di essa, ci si aspetta il caos. Date valore alla terminologia, o siate delle scimmie con uno strumento in mano”. Pochi giri di parole per il bassista, anche se poi tiene a precisare: “Se dico che penso continuamente in termini di scale non significa che le cose vadano fatte in base a un determinato insieme di regole che determinano ogni mia scelta”.

Il primo insegnante di chitarra “incuteva timore”

Il musicista rivendica l’importanza di saper dare un nome preciso a ciò che si suona, con una certa intolleranza verso l’approssimazione. È un approccio rigoroso che ha ereditato da un insegnante di chitarra classica delle scuole superiori: un tipo bizzarro, racconta Khn, che teneva l’accordatore in un sacchetto per alimenti e incuteva timore agli studenti. “Durante le prime lezioni, mi prese la mano, limò le unghie per trovare l’angolazione giusta e mi legò il mignolo della mano destra con del nastro adesivo, per tenerlo vicino all’anulare”. “Quel tipo di insegnanti”, dice, “ti distrugge l’ego se capisce che non stai dando il massimo, perché ha una visione forte della musica”.

La complessità dei quarti di tono

Questa ossessione per la precisione si riflette su una strumentazione unica utilizzata dagli Angine de Poitrine. Se già l’universo del math rock si fonda su tempi dispari e strutture sbilenche, il duo canadese ha saputo aggiungere un ulteriore gradino di difficoltà dividendo l’ottava in quarti di tono. Khn utilizza appositamente uno speciale strumento a doppio manico (chitarra e basso insieme), nato quasi per scherzo quando il batterista Klek aveva provato ad aggiungere tasti extra su una Stratocaster economica. In questo modo si possono esplorare cromatismi e dissonanze microtonali, diversamente da quanto accade con un comune strumento occidentale.

Tutto questo, ovviamente, impone una disciplina ferrea, per non parlare poi di come dal vivo la sfida diventi quasi proibitiva: il duo riproduce ogni singola nota in real-time e tramite loop station spesso affrontando il buio dei palchi e la visibilità azzerata dalle maschere di carta pesta. “È assurdo, ma è uno show pensato per far sorridere la gente e farla ballare. Non avrebbe senso farlo se lo show business fosse incentrato esclusivamente sulla sola musica”.

Il fenomeno live e il legame con l’Italia

Nonostante la natura ostica della loro proposta (“un’orchestra rock microtonale dada-pitagorico-cubista”, come ama definirli la stampa), la band ha registrato numeri da capogiro sulle piattaforme di streaming, trainata soprattutto dalla sessione live per l’emittente KEXP che ha totalizzato milioni di visualizzazioni, e da passaggi prestigiosi come quello a Later.. with Jools Holland. Un successo che disorienta sì i puristi, ma attira folle oceaniche, rendendo il duo uno dei casi più discussi dell’anno.

Il pubblico italiano ha già potuto osservare dal vivo il mix di teatro dell’assurdo e geometrie sonore lo scorso 31 maggio, con la band che ha registrato il sold-out al Mart di Rovereto, come evento speciale targato Poplar Utopia Festival 2026. Per il duo ora un lungo tour europeo che si protrarrà fino a novembre.

Su queste pagine nel frattempo potete ripassare la recensione dell’ultimo album del duo, Vol. II, a cura di Tony D’Onghia.

Tracklist

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