Angine de Poitrine
Angine de Poitrine

Gli Angine de Poitrine spiegati a ChatGPT

Fermi tutti! Sembrerebbe proprio che sia apparso un nuovissimo, mascheratissimo fenomeno mondiale in piena rampa di lancio. I giornalisti si affrettano a scriverne per arrivare primi, gli YouTuber producono video-reaction in quantità industriali, le persone cosiddette alternative li hanno scovati nei vicoli più angusti dei loro algoritmi già da un pezzo e sì, te lo faranno notare. Gli ignari avventori medi dei festival musicali internazionali, invece, neppure si immaginano che saranno i protagonisti principali delle loro stories su Instagram: manca solo l’annuncio del prossimo Glastonbury tra chissà quanto e, a quel punto, persino gli Angine de Poitrine diventeranno mainstream. E saliamoci su sto treno!

Ma chi sono esattamente dunque questi buontemponi che si fanno chiamare con il termine scientifico (tradotto in francese) associato al dolore causato da una ischemia miocardica transitoria? A primo impatto, potrebbero ricordare altri gruppi strumentali (e mascherati) molto popolari ultimamente, come i Khruangbin o i Glass Beams. Ma andando più in fondo, potremmo scavare fino ai Residents e tracciare molteplici paragoni estetici con altri duo come i Lightning Bolt o i White Stripes.

I due si definiscono viaggiatori dello spazio-tempo e discendenti delle “divinità del rock del pianeta Terra”. Altri, invece, sono sicuri di averli visti crescere nel Québec: ad ogni modo, questi buffi parvenu si presentano sul palco trasformandolo immediatamente in un carnevale lisergico, caratterizzato da ingombranti costumi a pois in tinta con lo sfondo e strumentazione minimal; a colpire sin da subito sono anche i penzolanti nasi “pinocchieschi”, così come le loro maschere esageratamente oversize e persino un evidente lavoro di make-up su mani e piedi, rigorosamente scalzi. O così è almeno per Khn, il chitarrista. Klek, alla batteria, sembra optare invece per una calzamaglia nera, anch’essa a pois, e un paio di scarpe che suole allacciarsi teatricamente durante i live. Non priva di un certo gusto ironico è, infine, l’ipotesi – suggerita già a una prima, fugace lettura – che i loro nomi possano trarre ispirazione da un celebre sketch del trio Aldo, Giovanni e Giacomo.

Con Vol.1 a presentarli nel 2024 (le cui valutazioni fisiche hanno raggiunto prezzi astronomici) e un Vol.2 a ribadirli in chiave anche maggiormente “pop”, la loro musica è un’originale fusione di esecuzioni live basate su infiniti loop di basso creati con la loop station, ritmi serrati e riff taglienti eseguiti su una chitarra-basso microtonale double-neck (pure quella a pois). Math rock, si arrischiano a etichettare gli esperti; musica per batteri o per insetti, ribattono gli utenti di reddit. In sintesi: uno spettacolare gran casino e poca, pochissima melodia per le orecchie più convenzionali. Se non vi foste già convinti a salire sul carro, è doveroso aggiungere altresì che i due interagiscono col pubblico unicamente attraverso strani gesti alieni, e conducono le interviste coi media emettendo bizzarri suoni e schiamazzi tradotti in simultanea dal loro fidato manager, anzi, emissario sulla terra.

Se c’è un campo che ancora qualcuno si illude l’intelligenza artificiale creativa non riuscirà mai ad occupare quello è forse la musica. Eppure, se si dovesse decidere di fare un pochettino più attenzione, si noterebbe che già da un po’ molti dei jingle delle pubblicità low-budget sono realizzati con Suno, così come diverse siglette di podcast altrettanto poco curate. E chissà cos’altro succede al buio degli studi dei producer meno ispirati! E va bene così, in fondo, visto che spazzare via la mediocrità non deve essere questa gran perdita per l’arte, sebbene si tratti pur sempre di lavoro in meno per noi umani.

Ma con i nuovi update rilasciati a cadenza ormai semestrale, la paura che il software diventi da un giorno all’altro più interessante persino del futuro Paul McCartney, che si nasconde in chissà quale angolo della terra in attesa di conquistare il mondo con le sue canzoni chitarra e voce, un po’ ci disturba il sonno.

Buone notizie, dunque, la soluzione arriva forse dallo spazio, o meglio, dal Canada: gli Angine de Poitrine hanno rilasciato l’ultimo update per la musica versione 2.0. Quanto ci metterà l’IA ad adeguarsi non è dato sapersi, intanto il mondo è di nuovo pronto ad essere convertito al microtonalesimo – in precedenza ci avevano pensato i King Gizzard & the Lizard Wizard di Flying Microtonal Banana – a pezzi strumentali suonati da Dio e totalmente avulsi dalla struttura classica della canzone; all’espressione dell’originalità artistica che, ormai, quando si manifesta in maniera così prorompente, non può che distogliere immediatamente (anche se, forse, solo temporaneamente) l’attenzione da tutte le copie e le brutte copie di percorsi artistici già tracciati e riproposti all’infinito.

La triste prova che l’arte, l’autenticità e la novità non sono più una prerogativa dell’industria musicale, bensì l’eccezione. E quando arriva una proposta così nuova rischia di diventare un fenomeno di costume di proporzioni smodate in tempi record. Capito Chat? Adesso prova a copiarli. Ci si rivede tra una decina di update.

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