John Lydon e i Nirvana condividono poche ma importanti cose: quel Nevermind presente sia nel titolo dell’unico album dei Sex Pistols, Never Mind the Bullocks, che nel secondo lavoro di Kurt Cobain e co., il fatto che entrambi i dischi abbiano scompaginato l’industria discografica nelle rispettive epoche e il punk.
Sulla genealogia del genere vi è un dibattito mai esauritosi, lo stesso frontman è intervenuto ultimamente sull’argomento stufo di “tutti quei giornalisti che continuano a farlo risalire sempre e solo a New York e Patti Smith”. Dove li mettiamo i Sweet di Ballroom Blitz (1973) e i Mud di Tiger Feet, ma anche i T. Rex, David Bowie, Slade, Mott The Hoople e la Alex Harvey Band? La loro influenza, secondo colui che si faceva chiamare Johnny Rotten, è stata enorme.
Sento fin troppi giornalisti statunitensi affermare che il punk è stato influenzato in toto da New York. Well, hello? Prendi band come gli Sweet con Ballroom Blitz e Mud con Tiger Feet. Ecco come si fa! Per non dire di T. Rex, David Bowie, Slade, Mott The Hoople, e la Alex Harvey Band, la loro influenza è stata enorme eppure loro vogliono far ruotare tutto attorno a Patti Smith. Hanno torto marcio
John Lydon, The Sun
Per queste e altre comprensibili ragioni, è scontato che Lydon un’opinione sui Nirvana ce l’abbia avuta all’epoca dell’uscita di Nevermind e infatti una dichiarazione a riguardo la troviamo in un’intervista del 2000 concessa a Pitchfork per la serie The Music That Made Him, un elenco di singoli e album che hanno avuto un forte impatto sulla sua vita di ascoltatore e musicista.
In lista figura anche Smells Like Teen Spirit, canzone che gli ha fatto cambiare opinione su una band che aveva già cassato per la scelta di quel QUEL titolo come nome del proprio album. Lydon ricorda la rabbia provata in quel periodo (“Nevermind? Have you lost your bollocks or something?”) ma anche di aver perdonato il trio una volta ascoltato il brano, finito quasi istantaneamente tra i suoi pop music’s all-time greatest. «Molte band non riescono manco ad arrivare a completare una buona canzone – rimarca – alle volte una è sufficiente».
John Lydon conclude la riflessione citando Heart-Shaped Box: a suo avviso quel brano conteneva i prodromi di ciò che sarebbe successo qualche mese più tardi. “Me lo sentivo”, scrive, alludendo che il suicido di Cobain era già nell’aria al momento dell’uscita del singolo di In Utero.
Lo scorso aprile Lydon ha condiviso la notizia della scomparsa della moglie Nora Foster a cui è dedicata sia la canzone con la quale la band si è presentata alle selezioni irlandesi per l’ultima edizione dell’Eurovision, Hawaii, che l’intero album End Of World.
Su SA trovate la recensione del disco, oltre a quelle della discografia dei PIL e dei Sex Pistols (Never Mind the Bollocks), anche una nostra intervista a John Lydon fatta in occasione della pubblicazione di What the World Needs Now… (e dove non è mancata la polemica).