The Mountain è stato suonato in anteprima durante il mystery show all’interno della residency che la band ha tenuto alla Copper Box Arena di Londra per celebrare il suo 25° anniversario. Durante il concerto, niente cellulari, in preparazione al lancio ufficiale avvenuto in queste ore. La cosa era nell’aria, Damon Albarn aveva anticipato più volte l’arrivo di un nuovo album dei Gorillaz, suggerendo che l’uscita sarebbe proprio avvenuta entro quest’anno, conferma arrivata poi da Jamie Hewlett via IG. “Non sarà un cambiamento quantico, ma una mutazione di paradigma. Sarà molto diverso, con un approccio nuovo alla band, a tutto”, aveva aggiunto il frontman a una rivista francese. “Siamo sempre stati solo io e Jamie. Se vogliamo fare qualcosa di irriconoscibile, allora lo faremo”.
The Mountain, il nono album in studio dei Gorillaz, esce il 20 marzo 2026 sotto la nuova etichetta KONG. Il singolo di lancio The Happy Dictator (feat. Sparks) è già disponibile, accompagnato da un visualiser.
The Happy Dictator
Il brano, un grado zero post-punk sintetico, sardonico e surreale, sembra dare corpo alle dichiarazioni di Albarn, intrecciando suggestioni provenienti dai suoi diversi progetti. Ci sono i Blur di ieri e di oggi in un mix tra beffa e malinconia, riaffiora il tono da favola amara dei Good, the Bad & the Queen, progetto che raccontava sogni d’Albione con disincanto e malinconia, e ci sono i Gorillaz, naturalmente, qui trasformatesi in coro gospel rarefatto e gassoso, ad aggiungere al pezzo un tocco leggero ma non meno straniante.
The Mountain
La scaletta di 15 tracce rappresenta l’essenza collaborativa del collettivo, tra strumenti, voci, melodie e beat stratificati. Tra gli ospiti: Ajay Prasanna, Amaan & Ayaan Ali Bangash, Anoushka Shankar, Asha Bhosle, Asha Puthli, Bizarrap, Black Thought, Gruff Rhys, IDLES, Jalen Ngonda, Johnny Marr, Kara Jackson, Omar Souleyman, Paul Simonon, Sparks, Trueno e Yasiin Bey, oltre a contributi di amici scomparsi come Bobby Womack, Dave Jolicoeur, Dennis Hopper, Mark E Smith, Proof e Tony Allen.
L’album è stato registrato al leggendario Studio 13 di Londra, Devon, e in diverse località tra India, Ashgabat, Damasco, Los Angeles, Miami e New York, con tracce in cinque lingue: arabo, inglese, hindi, spagnolo e yoruba. La produzione è affidata ai Gorillaz insieme a James Ford, Samuel Egglenton e Remi Kabaka Jr., con la partecipazione di Bizarrap in Orange County.

L’artwork è firmato da Jamie Hewlett: le illustrazioni raccontano il soggiorno indiano dei membri del collettivo e saranno disponibili in libro e come raccolta di stampe 12×12.
La band tornerà dal vivo con The Mountain Tour in Regno Unito e Irlanda a primavera 2026, partendo da Manchester il 21 marzo e con un evento speciale al Tottenham Hotspur Stadium di Londra il 20 giugno, con il supporto di Sparks e Trueno.
Secondo la narrazione fictional legata alla band, attualmente Murdoc, Russel, 2D e Noodle si trovano in India, immersi nei ritmi della musica mistica. Russel Hobbs ha dichiarato: “Come polvere spaziale siamo qui per sempre, e questo è un tempo immenso. Questa è una meditazione musicale intrisa di luce. Un viaggio dell’anima, con i beat…”
Parallelamente, torna online Kong Studios, restaurato e trasformato in esperienza gamificata, fedele alla gloria originale degli inizi anni 2000, permettendo ai fan di esplorare la casa e lo studio della band.
Attività recente
Nel corso di una recente intervista concessa a Rolling Stone, Damon Albarn ha dichiarato che il suo peculiare falsetto presente nell’album di debutto dei Gorillaz era dovuto alle droghe che assumeva in quel periodo. Legata alla sopracitata residency è stata allestita House of Kong, una mostra immersiva sull’universo visuale dei Gorillaz.
Nel frattempo, il frontman ha trovato il tempo di collaborare al nuovo album del collettivo Africa Express uscito a luglio e recensito su queste pagine da Daniele Rigoli.