In un’intervista a Rolling Stone, David Gilmour ha raccontato la sua scelta di rispolverare il nome dei Pink Floyd. Come vi abbiamo raccontato, il chitarrista è tornato a registrare insieme a Nick Mason dopo quasi trent’anni dalle session di Division Bell del 1994. Il brano Hey, Hey, Rise Up è stato composto dal duo assieme a Guy Pratt (basso) e Nitin Sawhney (tastiere), e il quartetto è quello che si vede nel clip girato da Mat Whitecross. La voce è invece quella di un post Instagram di Andriy Khlyvnyuk della band ucraina Boombox, estrapolata da uno streaming in cui lo si vede cantare in piazza Sofiyskaya, a Kiev.
Gilmour si è già più volte espresso contro la guerra, arrivando a togliere il catalogo della band post-Waters dalle piattaforme di streaming attive sul territorio russo e bielorusso. A questo proposito ha chiarito che, ovviamente, la sua intenzione è unicamente “simbolica” per colpire la leadership, non certo la popolazione.
L’ultima cosa che voglio fare è colpire la popolazione, i russi non sono tutte persone orribili. È la loro leadership che ha preso una piega orrenda. Il punto è che le sanzioni funzionano così. Pensavo che quel gesto potesse convincere i russi a pensare a quello che sta succedendo, a muoversi per cambiare le cose nel loro Paese. Ho chiesto l’approvazione a Nick e agli eredi di Syd Barrett, poi abbiamo tolto tutto il possibile
Oggi spiega l’importanza di riesumare il nome della storica band per contribuire alla causa di chi «sta difendendo la propria terra».
Beh, ovviamente i Pink Floyd hanno un seguito e una piattaforma molto più grande. Quando ne ho parlato con Nick, lui mi ha detto che era disposto a farla come Pink Floyd, non c’era neanche da pensarci. Vogliamo diffondere un messaggio di pace, sollevare il morale di chi sta difendendo la sua terra. Perché non farlo?
Andriy Khlyvnyuk, al momento ricoverato in un ospedale di Kiev per una ferita da scheggia di proiettile, ha accolto dapprima con sospetto («l’ho chiamato e mi ha chiesto di usare FaceTime perché non credeva fossi davvero io») e poi con entusiasmo il progetto di Gilmour. Il chitarrista ha anche raccontato qualche retroscena sulla produzione, avvenuta in tempo record nel giro di un paio di settimane. Dalla scelta degli accordi («quelli che immaginava Andriy mentre cantava») allo sviluppo del brano, fino a svelare di chi sono le voci del classico coro soul che si staglia sullo sfondo del pezzo.
Subito dopo aver visto il video di Andriy nella piazza vuota di Kyiv, ho cercato altri video. Ne vedi uno e te ne suggeriscono subito degli altri. Tra questi ce n’era uno di un coro folk ucraino, Veryvka. Cantavano una versione diversa del brano, la cosa bella è che riuscivano a renderlo più arioso. Così ho deciso di inserirlo all’inizio, per capire come avrebbe suonato, ed era grandioso. Li abbiamo contattati e chiesto il permesso di usare quel frammento.
A proposito di Gilmour e dei Pink Floyd, su SA potete consultare le recenti prese di posizione del chitarrista e di Waters sulla guerra. Su SA trovate anche alcune reinterpretazioni del chitarrista del catalogo della disciolta band dei Pink Floyd come Vera, Two Suns in the Sunset e The Gunner’s Dream, ma anche la recensione di The Wall a firma Stefano Solventi.