Si moltiplicano le iniziative live a sostegno della Palestina. Dalle nostre parti Piero Pelù si è fatto promotore di S.O.S. PALESTINA! e ora Brian Eno, più in grande, annuncia Together For Palestine, evento in programma il 17 settembre alla Wembley Arena di Londra.
Curato da Eno insieme a Khaled Ziada, Khalid Abdalla e Tracey Seaward, lo spettacolo riunirà artisti, musicisti e persone per cui il silenzio non è più un’opzione, presenti sul palco o in collegamento da remoto.
«Non possiamo restare in silenzio – spiega Eno –. Per anni molti di noi hanno avuto paura di esporsi, temendo ripercussioni o censure. Ma oggi la verità di ciò che sta accadendo è troppo evidente per essere ignorata».
I proventi dell’evento saranno interamente devoluti a partner palestinesi attraverso la charity Choose Love, già attiva in zone di conflitto. Saranno coinvolte anche Amnesty International e Medici Senza Frontiere, quest’ultima destinataria anche dei proventi derivanti dall’evento italiano.
Il cuore della serata è simbolico: «Vogliamo mandare un messaggio di amore e solidarietà al popolo palestinese – prosegue Eno –. Dire loro che li vediamo, li ascoltiamo, e che non sono soli».
L’iniziativa rientra in un percorso già segnato da numerose prese di posizione. Nei mesi scorsi, Eno ha devoluto alla causa palestinese il compenso ricevuto per il celebre chime di Windows 95, ha firmato un appello pubblico contro i legami tra Microsoft e Israele, e ha chiesto al festival Field Day di prendere le distanze dal fondo KKR (vedi anche la polemica legata al Sonar), attivo in investimenti legati a insediamenti nei territori occupati.
Lo scorso aprile, ha partecipato con Nadine Shah, Maxine Peake e altri artisti a un concerto benefico alla Union Chapel di Londra, mentre nel progetto Voices For Gaza ha letto testimonianze da Gaza accanto a membri di Fontaines D.C., R.E.M., Bastille e altri. Questo mese ha anche aderito al sindacato informale promosso da Massive Attack contro le intimidazioni nel mondo musicale rivolte a chi prende posizione su Gaza.
La line-up di Together For Palestine sarà annunciata a breve. I biglietti saranno in vendita da lunedì 4 agosto, ore 10:00 BST.
Il sostegno al movimento BDS
Il coinvolgimento di Brian Eno nella causa palestinese non si esaurisce con i concerti o le dichiarazioni pubbliche: da anni l’artista britannico è un sostenitore dichiarato del movimento BDS (Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni), la campagna globale guidata dalla società civile palestinese per fare pressione su Israele affinché rispetti i diritti umani e il diritto internazionale.
Per Eno, l’adesione al BDS rappresenta un’estensione naturale del suo impegno politico e culturale: «Non è antisemitismo – ha più volte precisato – ma una richiesta di responsabilità e giustizia». In linea con i principi del movimento, si è espresso contro le collaborazioni artistiche con istituzioni israeliane complici dell’occupazione e ha invitato altri musicisti a non prestarsi a forme di “normalizzazione” culturale. Posizione che, negli anni, gli è stata contestata da Nick Cave, Radiohead e, implicitamente, anche da Damon Albarn.
Già nel 2016 si era rifiutato di partecipare a eventi sponsorizzati dallo Stato di Israele, dichiarando che «la cultura non può essere usata come strumento di propaganda». E nel corso degli anni ha sostenuto attivamente petizioni, lettere aperte e appelli promossi dal BDS, schierandosi accanto a colleghi come Roger Waters, Thurston Moore, Arundhati Roy, Ken Loach e Alice Walker.
L’evento Together For Palestine si inserisce dunque in una traiettoria coerente: un utilizzo politico della musica e della notorietà per amplificare una causa che Eno considera urgente e non più eludibile.