Nanni Moretti
Nanni Moretti ne "Il sol dell'avvenire" (2023)

Battiato, De André, Noemi: la musica italiana ne “Il sol dell’avvenire” di Nanni Moretti

Piccola guida ai grandi classici nel film del regista di "Caro Diario"

L’alter ego di Nanni Moretti ne Il sol dell’avvenire ha un sogno nel cuore: realizzare un film con tanta musica italiana. E il regista di Caro Diario lo ha fatto per davvero. Nell’anno in cui si celebrano i 45 anni dalla presentazione di Ecce Bombo, dopo Tre Piani Nanni Moretti ritorna “a casa” con un film che prende in giro il mondo, sé stesso, le sue idiosincrasie, persino la storia (perché “la storia non si fa con i se, ma il cinema sì”). E torna citando i suoi vecchi film anche con la musica, ad esempio usando Franco Battiato (del resto, Moretti è l’unico a saperlo usare davvero in un film).

Il regista non ha mai nascosto il suo amore per l’autore siciliano e ne ha fatto ampio sfoggio nelle sue pellicole, da Bianca, in cui  il nostro Michele Apicella si accorge che nella spiaggia sono presenti solo coppie, mentre in sottofondo scorrono le note di Scalo a grado, o ancora nel successivo La messa è finita, quando Don Giulio dall’interno di un bar esclama «Vi amo, voi tutti che state in questo bar!», versi contenuti nel brano I treni di Tozeur. E poi il momento più iconico, quello di Palombella rossa, quando ancora una volta Apicella canta a squarciagola E ti vengo a cercare per raccontare la crisi di identità affrontata in quel momento dal Partito Comunista.

La politica è ancora protagonista ne Il sol dell’avvenire ma, come racconta il personaggio di Barbora Bobuľová, il Giovanni/Nanni sta girando soprattutto un film d’amore. Le musiche, qui, raccontano momenti diversi da quelli su citati, soprattutto di gioia e liberazione ma anche malinconia. E così le tastiere techno pop di Voglio vederti danzare accompagnano un ciak sul set, dopo che Giovanni ha spiegato a Ennio (Silvio Orlando) e Vera (Bobuľová) come fare la scena. Non appena parte la musica, il regista e il resto della troupe si lascia andare a una danza (un giro su se stessi, con le braccia larghe).

E se il film nel film che Giovanni sta girando è una storia d’amore, non poteva mancare anche Luigi Tenco con Lontano, Lontano. Il brano del 1966, scritto dal cantautore con l’arrangiamento di Ruggero Cini e con l’accompagnamento dei Cantori moderni di Alessandroni, è una parentesi quasi onirica: Giovanni è al cinema, sullo schermo scorrono le immagini finali de La Dolce Vita, e il regista osserva due ragazzi impacciati, forse al loro primo appuntamento, che ricordano evidentemente lui e sua moglie Paola (Margherita Buy) ormai in crisi.

Lontano, lontano, con le sue note eteree, accompagna tutta la sequenza, da Mastroianni sulla spiaggia al primo bacio tra i due ragazzi. Eppure, il brano di Luigi Tenco raccontava la fine di un amore (un rimando alla situazione di Giovanni). Tra i momenti migliori de Il sol dell’avvenire.

 

I due giovani innamorati tornano ancora una volta in scena, stavolta nel bel mezzo di un litigio, nel traffico, e Giovanni continua a suggerire al ragazzo le parole giuste da dire. In sottofondo risuonano le note de La canzone dell’amore perduto, capolavoro di Fabrizio De André, anche questo uscito nel 1966 come lato A del 45 giri La canzone dell’amore perduto/La ballata dell’amore cieco (o della vanità). Il brano, basato sull’Adagio del Concerto per tromba, archi e basso continuo in re maggiore di Georg Philipp Telemann, raccontava la fine del matrimonio tra De André e la sua prima moglie, Enrica Rignon.

Non ci sono solo cantautori ne Il sol dell’avvenire. Quando meno te lo aspetti, Giovanni inizia a intonare Sono solo parole di Noemi, prima in macchina, poi di nuovo sul set con attori e troupe, come una sorta di riscaldamento prima del ciak. Sono solo parole è il brano con cui Noemi, al secolo Veronica Scoppelliti, ha partecipato al Festival di Sanremo 2012 classificandosi terza. È un testo sull’incomunicabilità, che è poi il motivo per cui il personaggio di Margherita Buy va in terapia: non riesce a dire a suo marito che vuole lasciarlo, loro che “parliamo di tutto, tranne che di noi”. Un modo diverso di raccontare che “le parole sono importanti”, come affermava solennemente Nanni Moretti nella scena iconica di Palombella Rossa.

Una voce blues come quella di Noemi è preceduta da un’altra icona, stavolta non italiana: Aretha Franklin.

 

Sempre in macchina con sua moglie, Giovanni proclama il suo odio per i sabot (indossate da Vera in una riunione), che non sono delle vere e proprie scarpe come le pantofole, anzi, sono una “visione del mondo”. L’unica che se le può permettere è proprio lei, Lady Soul in The Blues Brothers. Ed ecco che parte Think, classico intramontabile del 1968 ripreso poi nel film del 1980 di John Landis.

Cinema, politica, crisi matrimoniale e psicanalisi sono gli ingredienti principali di questo nuovo film di Moretti, tornato a scrivere una storia originale dopo Tre Piani. Su queste pagine la recensione è a cura di Davide Cantire.

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