Film
Tommaso Deboni
Unica
-
Davide Cantire
- 2 Dicembre 2023
“Sei unica” era l’iconica scritta sulla canotta di Francesco Totti dedicata a Ilary Blasi, esibita durante l’esultanza di un goal contro la Lazio, nel 2002. Unica è anche il nome che Netflix ha scelto per il docufilm sulla ex-letterina, showgirl e, ormai, ex moglie del fu capitano della Roma. Un divorzio che ha fatto molto discutere, tra smentite, frecciatine, gossip e l’inevitabile conferma.
“A fine gennaio, andiamo a cena. A un certo punto comincio, diciamo, a notare un marito diverso. E da lì, un disastro”, racconta la showgirl in un estratto del documentario. “A chi credo? Ai giornalisti o a mio marito?”. Unica si concentra esclusivamente sulla rottura tra i due e racconta la “verità” di Ilary.
Come in molti prodotti dello stesso genere su Netflix (Beckham, Robbie Williams) la protagonista è affiancata dalla sua famiglia (le sue sorelle, in questo caso) e le sue amiche per commentare i dettagli della vicenda, “furto” degli orologi Rolex incluso. Una mossa commerciale ad hoc quella della piattaforma, considerando che la separazione tra i due è stata molto chiacchierata. Regista è Tommaso Deboni, già autore del documentario per Prime Video sull’influencer Gianluca Vacchi, Mucho Màs.
Dopo la lunga trafila di articoli di giornale, lato gossip, trasmissioni televisive e chiacchiericcio mediatico vario, Ilary Blasi si prende un intero docufilm – ma sarebbe più corretta l’espressione di docu-intervista, per raccontare la “verità” sulla separazione da Francesco Totti. La sua verità, beninteso, poiché non c’è contraddittorio (a parte qualche citazione dell’ex-marito estrapolata da alcune interviste da lui sì concesse alla stampa) e non c’è nemmeno un giornalista che dall’altro lato della macchina da presa possa perlomeno tentare una narrazione il quanto più oggettiva possibile.
Le confessioni di Ilary Blasi, invece, somigliano in maniera allarmante e preoccupante a una forma di giustizia privata, in cui non solo la presentatrice si sfoga contro un marito descritto quasi come un orco-padrone dilaniato dalla gelosia ma anche verso la narrazione costruita nei mesi da certa stampa scandalistica. Ed è un gran peccato che – specialmente in quest’ultimo e delicatissimo periodo storico contraddistinto dagli sconvolgenti fatti di cronaca e da una rinnovata, si spera, consapevolezza sulla piaga del femminicidio – Blasi non abbia cercato di analizzare le tappe di un rapporto sentimentale minato alla base dal solito atteggiamento derivato dalla società patriarcale e dall’omertà di una città intera, abituata a idolatrare idoli e falsi dei (Totti a Roma non è una semplice celebrità, questo è risaputo).
Invece di provare a indagare, ad approfondire o semplicemente ad andare più a fondo dei rotocalchi scandalistici, Unica adotta la stessa logica, chiama a “testimoniare” il clan Blasi al completo, interroga vari tassisti di Roma (come se fossero un metro attendibile e completo del pensiero di una società tutta), tutti con un copione studiato, si concentra solamente sul periodo della separazione mentre tutto quello avvenuto prima corrisponde (?) alla favola raccontata da quegli stessi giornali contro cui oggi inveisce. Un peccato, anche perché l’accusa secondo cui Totti avrebbe cominciato a distruggere la moglie perché invidioso della sua ascesa professionale è buttata lì in mezzo a tanti, troppi dettagli inutili e frivoli.
Non è un caso che andando sui social siano già disponibili meme e parodie su questa che più di ogni altra cosa emerge come una furbissima operazione di marketing, che si aggiunge a quelle dell’ex-marito, Mi chiamo Francesco Totti (2020) e Speravo de morì prima (2021).
Filmografia
Trailer
Voti
Vota
Amazon
