Sorrisi is magic. Peter Gabriel, David Bowie e… il Telegatto
-
Antonio Pancamo Puglia
- 25 Aprile 2023
Sorrisi is magic, sorrisi forever… se nelle vostre orecchie sta riecheggiando quella musichetta (uno dei tanti jingle prodotti in serie dai re Mida dell’italo disco, i fratelli La Bionda), siete nel posto giusto.
È sicuramente uno degli scatti più curiosi che girano in rete. L’anno è il 1983. Peter Gabriel, con il trucco da Shock The Monkey, porge a favore di obiettivo la (per noi) celeberrima statuina del Telegatto a un biondissimo e abbronzato David Bowie, in piena fase Let’s Dance. Al netto dello stupore iniziale dettato dall’improbabilità della cosa, inevitabile chiedersi: in che modo il simbolo per eccellenza della tv berlusconiana è finito in quelle mani? Forse Peter Gabriel era un inviato di Sorrisi e Canzoni? Forse il Duca Bianco è stato ospite della Notte dei Telegatti su Canale 5? Sarà stato ospite del Drive In? E Maurizio Seymandi, dov’è? Gli avrà fatto cantare “Supertelegattone… mao” in medley con China Girl?
Nulla di tutto ciò (per fortuna). Voli pindarici e ipotesi improbabili a parte, decenni dopo, con pochissime notizie reperibili al riguardo (in rete e non solo; alcuni menzionano erroneamente un Vota La Voce, ma lì partecipò – e fu ritratto con Telegatto – il solo Gabriel), ricostruire la storia dietro quella foto non è semplicissimo senza una fonte certa. Che esiste, ed è il libro David Bowie – La biografia, Fratelli Gallo Editori, 1983.
Si tratta della traduzione del celebre David Bowie – The Black Book, uscito in origine nel 1980, volume biografico e fotografico di assoluto pregio che faceva il punto sul primo decennio di carriera del Thin White Duke. Il curatore dell’edizione italiana (nonché autore della prefazione), Armando Gallo, è uno dei più importanti fotografi rock italiani. Collaboratore storico di Ciao 2001 negli anni ’70, è stato un protagonista di primo piano della pionieristica stagione d’oro del giornalismo musicale italiano, costruendosi da subito un’autorevole rete internazionale di contatti che lo ha portato prima a Londra (dove ha fatto gavetta come corrispondente sin dalla fine degli anni ’60) e poi in America (dove ha stabilito, a Los Angeles, la sua sede storica e vive tutt’ora).
È anche grazie al suo interesse che in Italia nasce il fenomeno Genesis: dopo averli scoperti agli esordi, in Inghilterra, ha da subito pubblicato articoli e foto, finendo a scrivere biografie ufficiali e cementando il loro culto nel nostro Paese. Non è eufemistico dire che, da sempre, Gabriel e i suoi hanno un enorme debito nei suoi confronti; il cantante e carismatico leader, in particolare, è diventato un suo amico personale e lo è rimasto, anche dopo la sua uscita dalla band a metà ’70.
Ok, ma come si arriva a David Bowie e al Telegatto? È presto detto. Tra le varie testate con cui Gallo collabora a inizio anni ‘80 c’è… Sorrisi e Canzoni. La missione è: consegnare una statuina all’ex Ziggy in occasione di una delle due date canadesi del suo tour di Let’s Dance, in cui in apertura c’è, insieme ai Tubes, proprio Peter Gabriel. In realtà, la storia è un po’ più complicata. Gallo ha ottenuto i diritti dall’editore Bob Wise per pubblicare il Black Book in Italia, ma a patto di poterlo aggiornare: gli servono contenuti inediti. Ci vorrebbe un’intervista, ma è quasi impossibile ottenerla. Il tour è blindatissimo. Il caso vuole che, in quel momento, Gallo stia lavorando a un libro fotografico con l’ex Genesis (e alla produzione, a L.A., di un album di Mara Cubeddu, ex voce dei Flora, Fauna e Cemento e ospite di Lucio Battisti in Anima Latina…).
Ecco che infine, dopo un’interminabile serie di vicissitudini raccontate doviziosamente dal giornalista nell’introduzione al suo volume (che contiene un’intervista esclusiva di dieci minuti per nulla banale, anzi un pezzo di giornalismo straordinario), i pianeti si allineano favorevolmente, e il pretesto della consegna del micione dorato fa sì arrivi a quel momento fatidico, immortalato dal fotografo ufficiale del tour Denis O’ Regan, il 9 agosto 1983, prima del concerto di Vancouver. La motivazione ufficiale del premio è il successo di Let’s Dance (quasi undici milioni copie in tutto il mondo) anche in Italia, ma si tratta di fatto di un riconoscimento alla carriera dell’icona; il disco da noi raggiunse la quinta posizione in classifica, comunque un traguardo ragguardevole anche se non fu Thriller, ed è innegabile come quell’affermazione superpop abbia trasformato Bowie in una superstar mainstream anche dalle nostre parti.
Fatidico, si diceva; perché, al di là dell’improbabile legame con il nostro mondo anni ’80 simboleggiato dal Telegattone ed evocato per celia a inizio articolo, quello scatto testimonierebbe il primo incontro tra le due leggende. Sì, avete letto bene: nel 1983 Peter Gabriel e David Bowie, anche se avevano già diviso il palco la sera prima, non si erano ancora incontrati. Almeno, stando alla testimonianza di Gallo, che ricorda così: «“Hello Peter!”; “Hello David!”. Le due star si stringono la mano calorosamente. Non si erano mai incontrati prima. “Spero che non ti dia fastidio fare questa cosa prima di andare in palco”, si rassicura David con Peter. “No anzi, mi eccita di più”, risponde Peter».
Con il senno di poi, risulta davvero incredibile, quasi assurdo che due mondi artistici tanto simili e, potremmo dire, complementari si siano incrociati così di rado e quasi fortuitamente. Solo decenni dopo, nel 2010, Gabriel avrebbe contattato Bowie per il suo progetto Scratch My Back, insolito album di cover che nasce, in realtà, come progetto di collaborazione e scambio con altri artisti. Come ha fatto con Arcade Fire, Bon Iver, David Byrne, Lou Reed e molti altri, Peter ha inciso la sua versione di Heroes, chiedendo in cambio il favore sia riletto qualcosa dal suo catalogo. David, però, è scomparso dalle scene nel 2003 per motivi di salute; non è ufficiale, ma tutti credono si sia ritirato. Non sarà così, come sappiamo; ma allora, clamorosamente, declinò l’invito, lasciando all’ex Genesis la consolazione di coinvolgere al suo posto Brian Eno (che incide Mother Of Violence per l’album-risposta I’ll Scratch Yours).
“David Bowie ha significato molto per me e per tante altre persone”, ha ricordato sui social media l’11 gennaio 2016. “Era unico, brillante, sempre alla ricerca di qualcosa, sempre spinto ai confini della musica, dell’arte e della società”. (ndSA: questo post di Gabriel è accompagnato da uno scatto di Larry Fast, storico membro della sua band, a Vancouver, nel backstage – sarà avvenuto prima o dopo quello che abbiamo raccontato? Niente gattoni qui, comunque). Dal canto suo, nella già citata intervista a Gallo, Bowie si riferisce al collega con parole altrettanto lusinghiere: “Peter mi piace moltissimo ed è per questo che l’ho voluto in tournée. Le sue esplorazioni coi ritmi africani mi affascinano. È uno straordinario musicista”.
(Strano che, in quella chiacchierata, non si faccia alcuna menzione del Telegatto appena consegnato. Forse dovremmo chiedere a Iman se lo conserva ancora).
