Secolare Festival 2024, poster
Secolare Festival 2024, poster

Secolare Festival. Un vento mediterraneo nella line-up del festival pugliese

Spira un vento mediorientale che attraversa il Mediterraneo e raggiunge la Puglia, insinuandosi, intenso e travolgente, tra gli arbusti intorno a Castel del Monte. A Secolare Festival, in programma dal 2 al 3 agosto nell’Agriturismo San Giuseppe di Corato, a nord di Bari, arrivano suoni che, spaziando tra jazz, post-punk, hip-hop e rock anatolico, creano un ponte suggestivo tra il territorio pugliese e sponde mediterranee.

Una contaminazione non calata dall’alto ma quasi fisiologica per il Sud Italia. Terra di aperture e accoglienza dove si rinsalda, si ricuce – come da copione del festival – “il rapporto tra uomo e natura”. E la line-up segue il concept alla perfezione disponendo sui due giorni un parterre di progetti che esaltano la ritualità, che traggono linfa e ispirazione dalle tradizioni ma che poi le spingono oltre. Superando i confini, disciogliendo legami, aprendo prospettive e atmosfere uniche.

Lalalar
Lalalar, foto per la stampa (2024)

Lalalar, euforia mediorientale (day 1)

Atmosfere uniche sono quelle dei Lalalar, band turca nata nel 2019, ormai rivelazione internazionale. Nel 2022 pubblica Bi Cinnete Bakar, l’album d’esordio, disco passionale e politico, una sorta di riot contro la crisi economica del Paese. Carico di veemenza punk e post-punk, il lavoro incrocia un certo sound british con synth anni ’80, quasi disco, e le spezie del rock anatolico. In una fotografia delle contraddizioni e dei colori di Instanbul.

Generi e stili che risuonano anche nella seconda prova, En K​ö​tü Iyi Olur, ancor più spinto nei rombi post-punk, scuro ma levigato da divagazioni psichedeliche. Dal vivo – come il pubblico italiano ha già avuto modo di apprezzare al torinese Jazz Is Dead – i Lalalar sprigionano energia, euforia, ribellione dai sapori mediorientali. Imperdibili.

La maggior parte del nostro pubblico all’estero, ovviamente, non parla turco, il che però penso crei un legame speciale e particolare: in un certo senso è come l’amicizia tra un cane e una persona. Non si possono usare i normali metodi di comunicazione, quindi ci si concentra su nuovi modi di andare d’accordo basati soprattutto sul ritmo, sulla melodia e sul linguaggio del corpo in questo caso
Lalalar intervistati da SA 2023

Sanam
Sanam, foto per la stampa (2024)

Sanam, energia spirituale (day 1)

I Sanam condividono con i Lalalar l’integrazione della tradizione musicale della propria terra con elementi dell’universo della sperimentazione rock.
Messo insieme da Hans Joachim Irmler dei Faust per l’edizione 2021 dell’Irtjal, il più longevo festival musicale della città di Beirut, il supergruppo pubblica l’esodio lungo due anni più tardi destreggiandosi tra graffi e distorsioni rock, drumming nervoso e sincopato, un jazz infervorato ma anche disteso e psichedelico.

Mescolanza di atmosfere, incroci sonori e culturali in un album coerente nel suo spirito angelico e spirituale. Ascoltarlo dal vivo sarà di sicuro un’esperienza penetrante.

Nah
Nah, foto per la stampa (2024)

Nah, volate frenetiche (day 2)

Con Nah, tra gli ulivi e il cielo stellato di Secolare, le gambe non possono restare ferme. Irresistibili le volate, tra techno destrutturata e footwork, del producer Michael Kuhn. Che inscena un rituale frenetico e strabiliante, una performance invasata e sciamanica. Anche qui un richiamo alle tradizioni ancestrali della Puglia.

Dal 2014, anno dell’uscita dellalbum Woe, le evoluzioni di percussioni di Nah si diffondono in tour e progetti in oltre trenta Paesi del mondo. La sintesi del suo estro può riassumersi in rumore strutturato in sincopati ritmi percussivi, tradotto in performance live con batteria, campionatori e sensori all’avanguardia: un collage coinvolgente al cui centro vi è il ritmo, il pulsare frenetico della musica.

Il suo ultimo album Totally Recalled ne è un esempio perfetto. I Don’t Think This Will Ever Be Over, una delle tracce rappresentative del disco, ha dentro tutta un’antologia del concetto di ritmo: da Tony Allen all’incedere industrial, sfumature glitch, hi-hat in picchiata, sapori jazzati. Un po’ techno, un po’ footwork, sicuramente una scarica di adrenalina.

Alabaster DePlume
Alabaster DePlume, foto di Chris Almeida (2023)

Alabaster DePlume, distese jazz  (day 1)

Con Alabaster DePlume, invece, i ritmi rallentano. Ma il rapimento è garantito. Sotto un vento che soffia al suono di un sax estatico, trasportando melodie e orchestrazioni, sapori e note che richiamano la brezza marina come gli scenari urbani, un mix di contatti tra territori, sinergie tra uomo, natura, cielo.

Alabaster DePlume, pseudonimo di Angus Fairbairn, è musicista, poeta performativo, compositore e attivista, le cui performance dal vivo invitano un cast di musicisti in continua evoluzione. I suoi album includono Gold. Go Forward In The Courage of Your Love (2022), To Cy and Lee. Instrumentals Vol. 1 (2020) e Peach (2015). Originario di Manchester, vive a Londra e risiede presso il leggendario centro creativo Total Refreshment Centre. Registra per l’etichetta scozzese Lost Map, un’isola off-grid, e ora è l’ultimo arrivato nella crescente famiglia di esploratori musicali progressisti di International Anthem, con sede a Chicago.

Il suo ultimo album Come with Fierce Grace, sesto nella carriera di Fairbairn, è uscito nel 2023. Un mix di jazz – Fairbairn nasce come sassofonista -, spoken word, riferimenti folk trasfigurati, in una stratificazione geologica di influenze e rimandi che però non tolgono nulla all’immediatezza della proposta, scrive Marco Boscolo nella nostra recensione. Si fanno notare soprattutto la felpatissima e notturna Did you know che si avvale della voce di Momoko Gill aka MettaShiba e Greek Honey Slick dove un drumming suadente fa notare la sua forza nel portare avanti un brano che sembra un incrocio tra una danza di strada e un processionale liturgico.

Paolo Angeli (day 1)

Perfettamente “mediterranea” la proposta di Paolo Angeli, musicista e chitarrista. La sua chitarra sarda a 18 corde è l’emblema di un legame viscerale con il territorio, linfa di sperimentazione e di variazioni tra free jazz e post-rock.  Lo strumento utilizzato da Angeli è un ibrido fra chitarra baritono, violoncello e batteria. Accompagna l’autore in tutti i suoi dischi e che oggi, a distanza di vent’anni, può dirsi largamente corale, tanto da meritare l’attenzione di un vate del jazz come Pat Metheny. Ma Angeli collaborerà anche con altre icone come lo scrittore Alberto Masala e i musicisti  Hamid Drake e Antonello Salis, sodali inscindibili, finendo con Evan Parker e Mats Gustafsson.

Il suono mediterraneo non è solo un vezzo geografico. Angeli, nei dischi Sale qb del 2013 e S’U del 2015, compone l’elogio di un mare inteso sia come stabilizzatore naturale sia come analogia d’avventura ma anche come giornale di bordo del tempo che passa su sentieri quanto mai incerti.

L’ultimo disco dell’artista è Nijar, pubblicato nel 2023: si tratta di una colonna sonora immaginaria di Bodas de Sangre, dramma teatrale scritto da Federico García Lorca nel 1933 e ispirato a un fatto di cronaca avvenuto a Níjar in Andalusia cinque anni prima. Ispirandosi al flamenco, Angeli trasla, con il linguaggio denso e complesso che gli appartiene, la tragedia in tre atti e 7 quadri ottenendo un’opera che viaggia in parallelo con il libretto teatrale, ricalcandone la struttura compositiva e sottolineando, con le parti cantate, estratti del testo.

Per prevendite, abbonamenti e il dettaglio sull’intera line up del festival vi rimandiamo al sito ufficiale.

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