Istanbul come centro del mondo. Intervista ai Lalalar
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Mauro Bonomo
- 20 Maggio 2023
Uscito lo scorso anno per la sempre ottima Bongo Joe, attentissima selezionatrice di perle dall’underground globale, Bi Cinnete Bakar è l’esordio discografico dei turchi Lalalar. Trio incendiario dedito sì alla riscoperta di detriti dell’Anatolian Rock, ma con una verve tutt’altro che passatista, anzi. A veri e propri campionamenti di oscure band turche avvicendano psichedelia, funk e pure una forte dose di cultura e attitudine hip hop.
In occasione della loro prima apparizione dalle nostre parti nell’esplosiva cornice di Jazz Is Dead, a Torino, li abbiamo raggiunti per farci raccontare cosa aspettarci da un live che ha molte carte in regola per stupire.
Siete arrivati al vostro primo disco già “esperti”, con un bel po’ di concerti alle spalle. Potete parlarci del percorso che vi ha portato a questo debutto?
Non volevamo affrettare nulla e abbiamo cercato di ridurre al minimo qualsiasi pressione sulla nostra musica. Allo stesso tempo siamo stati abbastanza fortunati da iniziare il tour quasi subito dopo il nostro primo singolo, così alla fine abbiamo cucinato l’album a fuoco lento per oltre due anni. Ma una cosa è sicura: non aspetteremo così tanto per il secondo.
Credete che ci sia una differenza, o quantomeno l’avete percepita, nel modo in cui la vostra musica viene esperita tra il pubblico europeo e i vostri connazionali?
La differenza principale è quella data dalla connessione con i testi, poiché la maggior parte del nostro pubblico all’estero, ovviamente, non parla turco, il che però penso crei un legame speciale e particolare: in un certo senso è come l’amicizia tra un cane e una persona. Non si possono usare i normali metodi di comunicazione, quindi ci si concentra su nuovi modi di andare d’accordo basati soprattutto sul ritmo, sulla melodia e sul linguaggio del corpo in questo caso.
Se il traduttore mi ha assistito correttamente, direi che il vostro disco si intitola qualcosa di traducibile come “è solo follia”, giusto? Se sì, a cosa si riferisce questo titolo?
Be’, diciamo che non do la colpa al traduttore perché in realtà è una frase fatta. La traduzione esatta è “all it takes is a frenzy”, ma il significato è che basta una scintilla per accendere un fuoco, insomma: che basta crederci per iniziare a fare ciò che si vuole. È un’espressione che indica e stimola l’inizio delle cose.
Come prendono forma i vostri brani, da scene di vita reale o da sessioni strumentali a cui poi dai forma testuale?
Generalmente sono una melodia o un riff che vengono fuori dal nulla a guidare il resto. I testi sono per lo più alimentati dalle dinamiche quotidiane di relazioni intricate, politica travolgente, grandi speranze e 40 sfumature di solitudine esistenziale.
Oltre a una vasta gamma di influenze diverse, c’è anche una vena di hip hop che affiora qua e là, penso ad esempio a Kilavuz Karga, proviene da qualche vostro background specifico?
Come forma di espressione, l’hip hop è la lingua della strada, un modo particolare di convertire la realtà in voci e lettere. Non sono certo un “rapper”, ma credo che questo sia uno dei modi migliori per riflettere la rivolta che abbiamo dentro.
Quali sono stati quindi i musicisti e la musica con cui siete cresciuti? La scena di Istanbul vi ha influenzato molto?
Istanbul significa molto perché ha già determinato la maggior parte delle nostre percezioni, azioni e reazioni come esseri umani. Quindi non solo dal punto di vista musicale, Istanbul ha plasmato il nostro modo di pensare, parlare e agire. Se venite nella nostra città, potete trovare tutto quello che volete anche se non lo volete. Tutto è ovunque. Culture diverse, colori, passione, pace, traffico, caos e ogni tipo di problema che si inserisce naturalmente in una routine quotidiana che stranamente ti rende dipendente dalla città stessa. Se dovessimo dire 5 nomi che ci hanno influenzato nel corso della nostra vita, questi sarebbero Neşet Ertaş, Rage Against The Machine, Moğollar, Depeche Mode e teniamo il quinto in bianco perché non vogliamo dimenticarne nessuno.

