Caroline Polacheck - Primavera Sound Barcellona 2023 - foto di francesca sara cauli
Dal 1 Giugno 2023 al 8 Giugno 2023

Primavera Sound, Barcellona e Madrid 2023

Ora che la lineup del Primavera Sound 2023 è stata svelata, la prima impressione (almeno per i vecchi manici che hanno frequentato il festival catalano per anni) è che il processo di coachellizzazione sia definitivamente completato.

Un nostro pezzo a commento dell’edizione 2019 esprimeva gli stessi toni e perplessità di un cambio di rotta sì necessario e per certi versi fisiologico, ma non così brusco ed esplicito nell’anteporre il profitto alla qualità. La direzione artistica si sposta quindi su parametri che è difficile non ignorare, nell’ordine: un ribaltamento “percentuale” tra la proposta indie/alternative e quella rap/urban (con annessi e connessi, trap e reggaeton inclusi); headliner più “sdoganabili” al grande pubblico ed esageratamente fuori asse rispetto agli standard del “controllo qualità” del PS (Måneskin? Skrillex?); un numero sensibilmente inferiore di act presenti nel cartellone, con conseguenze sulla proposta elettronica, oggi più stringata e anche dozzinale se permesso (o comunque monotematica), un tempo punto di forza perché “festival nel festival” a speronare i rivali del Sónar (qualcuno nei loro uffici starà ridendo pensando a Calvin Harris o Charlotte de Witte).

L’aspetto che più inquieta il “vecchio cliente” è il notevole aumento dei prezzi, questa volta forse giustificati dalla presenza di act dispendiosi e roboanti. Prendi i Depeche Mode, sacrosanto, ma inevitabilmente devi fare delle sottrazioni a un contorno che avremmo voluto più importante. Per i nerd, saltano all’occhio il ritorno degli Swans e John Cale, la reunion del gruppo cult Unwound, i Gilla Band, la reunion dei Moldy Peaches, ovvero Adam Green e Kimya Dawson, e un’altra (rara) sortita europea per i Death Grips. Poi che ve lo diciamo a fare, immancabili gli Shellac e ormai con loro anche i britannici Beak>, vere band-mascotte della rassegna iberica.

Ma il punto è: se al pubblico del Primavera piace questo, qual è davvero il pubblico del Primavera nel 2023? Dobbiamo rassegnarci, un ricambio generazionale era necessario. E un prezzo da pagare in questi casi c’è sempre. L’espansione del brand e la sua ricollocazione in varie destinazioni (dalle edizioni sudamericane appena trascorse a quella losangelina dello scorso settembre, per passare poi all’edizione “specchiata” di Madrid, che si aggiudica le esclusive Mars Volta, Crack Cloud e Vitalic tra gli altri) fanno pensare a un nuovo business plan per Gabi Ruiz e soci; non c’è niente di male nel far soldi, soprattutto se si è nel periodo che tutti sappiamo, lavorando con gli eventi dal vivo, ma alcune scelte le vogliamo criticare, in nome di una dialettica costruttiva, s’intende.

Se il PS era il grande evento per le grandi nicchie, ora è uno tra i tanti eventi enormi per un pubblico informe, che apre a molte possibilità di booking in futuro, ma che un poco snatura lo spirito originario. Non che manchino le opzioni esotiche (la kosmische moderna degli Emeralds, il post-industrial dei Machine Girl) – o esoteriche, come gli svedesi Ghost, punta di diamante tra le proposte più heavy-oriented, ma anche i belgi Amenra e i giapponesi Boris.

I Pet Shop Boys sono una nota di colore, simpatica e affascinante, che può forse placare gli appetiti di coloro che già pregustavano la presenza dei Pulp (“eclissati” dalla reunion dei Blur). Tra le superstar “in the making”, occhio a Channel Tres, producer californiano che da anni era “promesso sposo” alla lineup primaverica, e che potrebbe attrarre nuovo pubblico in Europa. Di hip hop, come detto, ce n’è molto e mediamente di alta qualità: accanto a colossi come Lamar (una sorta di chimera negli anni per tutti i pronosticatori seriali della lineup) e Pusha T, da segnarsi i nomi di Loyle Carner e JPEGMAFIA, due rapper che stanno spingendo il genere verso nuovi lidi e che sono anch’essi in odore di consacrazione, ovvero pronti per il grande pubblico.

A occhio, la qualità è sicuramente meno concentrata rispetto agli anni passati, più sifilacciata ma comunque presente: vedi anche una piccola leggenda come gli Sparks, St Vincent, FKA Twigs e Rosalìa che è sempre un piacere vedere e ascoltare dal vivo, i Jockstrap, il songwriting di Beth Orton e Julia Holter, il boss di PAN Bill Kouligas, la dea dell’electro r’n’b Kelela. Sono questi e altri nomi a dare all’evento l’appetibilità e il fascino di cui ancora gode, al netto delle critiche che, a nostro avviso, non vanno taciute. A questo punto, non resta che attendere giugno.

Fotogallery di Francesca Sara Cauli.

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