Soundgarden
Soundgarden, still dal video “Spoonman”

Soundgarden. “Spoonman”, l’uomo dei cucchiai

Chiunque nei ’90 abbia frequentato il mondo delle radio indipendenti conserva il ricordo vivido di ciò che allora rendeva fertile il panorama musicale. L’eccitazione che accompagnava l’arrivo del materiale promozionale, CD o vinile che fosse. Anni di vacche grasse per gli addetti ai lavori e per l’insieme delle scene alternative che trovavano spazi nel flusso del mainstream, contribuendo ad una diversità e varietà che molti oggi rimpiangono, e giustamente.

A memoria di chi scrive, una delle campagne più imponenti messe in piedi all’epoca in ambito rock è stata quella che ha preceduto l’uscita di Superunknown dei Soundgarden ad inizio 1994. Quarto e commercialmente più fortunato LP della band di Seattle, il disco ricevette una candidatura ai Grammy per il miglior album rock e due grammofoni per i suoi singoli, Black Hole Sun e Spoonman, rispettivamente per la miglior interpretazione metal e la miglior interpretazione hard rock.

Tra le due canzoni, quest’ultima è emblematica per raccontare il percorso intrapreso dalla band per la sua realizzazione. Scelto come primo estratto, il pezzo aveva il compito di introdurla ad un pubblico più ampio di quello che l’aveva seguita fino ad allora. Il precedente lavoro, Badmotorfinger, posizionandosi al crocevia tra stili, scene e generi, era stato senz’altro il disco della svolta, il terzo tomo grunge dopo Nevermind e Ten in quel primissimo scorcio di anni ’90, ma non aveva mai raggiunto quei livelli di popolarità. “Siamo heavy, ma non metal”, dichiarava all’epoca Kim Thayil alla rivista tedesca Rock Hard, sottolineando la peculiarità del sound della formazione e altresì di come i gusti della sua generazione si fossero nel contempo diversificati ed evoluti di pari passo con il successo commerciale di Seattle e del grunge, con MTV e le radio FM a veicolare musiche che da localistiche si erano fatte nazionali e poi globali.

Nirvana, Pearl Jam e Alice In Chains avevano già sfondato. Per i Soundgarden era arrivato il momento del grande salto, qualcosa per cui si erano preparati dall’inizio della carriera. E per farlo erano chiamati a una quadra differente, a rendersi appetibili al mainstream, ad alleggerire e variegare la formula, senza snaturarsi, o senza farlo troppo scopertamente. Del resto, nel 1994, Seattle ha ancora in pugno lo scettro di capitale del nuovo rock americano: è un fenomeno musicale, commerciale e di costume. E la fame per questo tipo di offerta va di pari passo con la necessità dei protagonisti di mantenersi fedeli a un’idea d’integrità. Caratteristiche che ritroviamo in Spoonman.

Scritta originariamente per l’inclusione della colonna sonora del film Singles, la canzone s’ispira a Artis the Spoonman, singolare musicista/busker californiano già noto lungo la West Coast per l’abilità nel percuotere i cucchiai, da qui il singolare nomignolo.

Mia madre mi comprò un paio di cucchiai musicali quando avevo 10 anni… Avevo una collezione di dischi che ascoltavo suonando con i bonghi e i cucchiai, e anche cantando. Lei non mi ha mai detto di abbassare il volume o di spegnere la musica (…) Ho sempre voluto essere un rocker… Immagina di essere un dodicenne, e invece di desiderare di fare la stessa professione di tuo padre, tutto quello che vuoi fare è diventare una rockstar.
Artis, Maximum Ink (2019)

E la sua ambizione a quanto pare è stata premiata, stando a quanto riportato dal suo sito web, dandogli la possibilità di esibirsi sui palchi di artisti del calibro di Jimmy Page, Frank Zappa e Aerosmith, ed in seguito con i Soundgarden. Fattosi conoscere dal giro di Seattle, Artis the Spoonman fornisce prima a Jeff Ament dei Perl Jam l’ispirazione per una lista di papabili titoli di canzoni da inserire nella colonna sonora del già citato Singles e poi a Chris Cornell dei Soundgarden l’idea per la versione acustica del pezzo che entrerà a far parte della colonna sonora della pellicola stessa. Lo stesso brano che, riarrangiato, diventerà l’iconico singolo apripista di Superunknown.

I Soundgarden stringono amicizia con Artis dopo averlo visto esibirsi agli angoli delle strade della loro città. Lo invitano ad aprire un loro concerto e poi a partecipare alle session del pezzo. “Non sapevamo come sarebbe stato un assolo di cucchiaio in una canzone dei Soundgarden”, ricorda Cornell a proposito della natura estemporanea dell’arrangiamento, “Non si sentono molte canzoni rock con i cucchiai a intelaiarne il ritmo”.

Diretto da Jeffrey Plansker – tra le altre cose anche responsabile della regia di Stop Whispering dei Radiohead – il video musicale di Spoonman vede il carismatico Artis al centro dell’azione e quattro membri del gruppo come comprimari, visti soltanto atterverso una serie di ritratti fotografici in bianco e nero. Una scelta precisa secondo Cornell, che voleva mantenere attorno alla band una certa dose di mistero.

Quando ero bambino, molto prima di MTV, l’unico modo per vedere i miei gruppi preferiti era andare ai loro concerti. Era un’esperienza incredibile. MTV ha aiutato molte band, ma ha anche contribuito a privare molti gruppi della loro aura. È difficile immaginarsi un grande gruppo rock in TV un attimo prima, premere un pulsante, e trovarsi sullo schermo una soap opera o una sitcom. Ma è questo ciò che il rock’n’roll è diventato per alcune persone
Chris Cornell, Hit Parader 1994

Con i quattro a lasciarlo al centro della scena, Spoonman porta con sé il divario tra ciò che è e come la gente lo percepisce, il differente valore che gli viene attribuito quando suona rispetto a quando non lo fa. Rappresenta in definitiva l’ethos della band, un’idea d’indipendenza e libertà artistica e individuale. Ed è questo il sottotesto della canzone e il messaggio che il videoclip vuole lanciare.

Well, all my friends are Indians
(All my friends are brown and red)
Spoonman
And all my friends are skeletons
(They beat the rhythm with their bones)
Spoonman

SentireAscoltare