Smashing Pumpkins. “Bullet with Butterfly Wings”, il mondo è un vampiro
-
Tony D'Onghia
- 16 Novembre 2025
Ci sono videomaker che, con il loro particolare stile, hanno fatto scuola e segnato in maniera indelebile la storia della cosiddetta “musica da vedere”. Quando questo tipo di talento e originalità si associa a canzoni di altrettanto peso e importanza, il risultato travalica i tempi e le tendenze passeggere per diventare un vero e proprio fenomeno culturale di portata epocale. Tra i pochi registi che possono vantare questo prestigioso risultato c’è lo statunitense Samuel Bayer. Forse meno conosciuto e celebrato dei più noti Corbijn, Gondry, Cunningham, Williams e Jonze – tanto per citarne alcuni – ma non per questo meno influente.
La lista di clienti eccellenti del cineasta è impressionante: David Bowie, Michael Jackson, Rolling Stones, Cranberries, Green Day, Iron Maiden, Garbage, Strokes, Metallica, Ramones, Justin Timberlake e My Chemical Romance, tra i tanti. Ma per farsi un’idea del suo influsso sull’arte della videomusic basta citare quello che rimane senz’altro il suo clip più famoso, ovvero quello girato per Smells Like Teen Spirit dei Nirvana, o quello non meno iconico di Bullet with Butterfly Wings degli Smashing Pumpkins.
Uscita il 16 ottobre 1995 come singolo apripista dell’album Mellon Collie and the Infinite Sadness, la canzone diede modo alla band di entrare per la prima volta nelle posizioni alte delle classifiche di vendita. Paradossalmente, questo importante risultato veniva raggiunto con un brano che, nel testo scritto da Billy Corgan, si lanciava contro l’industria musicale denunciandone il cinismo, l’avidità e la falsità: un testo nel quale, come è ben noto, il frontman si paragonava a un topo chiuso in una gabbia.
Con il suo tipico stile – sofisticato e allo stesso tempo graffiante e sporco, e caratterizzato da forti contrasti cromatici – il regista Bayer rendeva alla perfezione il senso di claustrofobia, frustrazione e rabbia crescente evocato dal frontman dei Pumpkins. Prendendo dichiaratamente ispirazione dalle fotografie di Sebastião Salgado scattate a metà degli anni ’80 nella grande miniera aurifera di Serra Pelada, in Brasile (e avvicinandosi forse in maniera involontaria alle visioni da incubo concepite da Edmund Elias Merhige nel film sperimentale Begotten), il videomaker metteva in scena una sorta di distopico girone dantesco: una miniera a cielo aperto nella quale un’umanità disperata viene tenuta in schiavitù e costretta a lavori forzati.
L’aspetto surreale di questo allestimento viene accentuato dalla presenza della band – nel pieno della propria fase glam rock fashion e con Corgan a sfoggiare la sua iconica t-shirt con la scritta “Zero” – che suona al centro di questo paesaggio post-apocalittico. A inframmezzare il tutto, riprese ipercinetiche e montate in rapida sequenza dei membri della band in un’ambientazione fatiscente, con un Billy Corgan carismatico e sprezzante, che sputa letteralmente i versi del testo attraverso i denti in direzione dello spettatore.
Tanto quanto la canzone, anche questo videoclip viene spesso paragonato a quello realizzato da Bayer per i Nirvana. Sebbene entrambi riflettano uno stile simile grazie alla sua regia, differiscono per tono, atmosfera e risonanza tematica. Là dove Smells Like Teen Spirit in qualche maniera sottolineava l’ascesa della band al successo planetario con la sua atmosfera quasi ingenua, caotica, viscerale ma trionfale – specchio della rivoluzione musicale in atto in quel periodo e che quella hit rappresentava –, in Bullet with Butterfly Wings il videomaker dava forma visiva alla disillusione e alla rabbia impotente che Billy Corgan sfogava in una delle sue canzoni più rappresentative.
Quasi a voler chiudere un cerchio e a segnare – anche con la realizzazione dell’album Mellon Collie and the Infinite Sadness – la fine di un’epoca musicale, a più di un anno di distanza dalla morte di Kurt Cobain. Infatti, il successivo album Adore, pubblicato nel giugno 1998, avrebbe rappresentato un significativo cambio di registro e un taglio netto con il passato. Per gli Smashing Pumpkins, ma non solo per loro.
