Phoebe Bridgers: il ritorno con “Lost Boys” unisce il LARP al folk-rock
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Maria Porcelli
- 28 Giugno 2026
Quattro anni di assenza da solista sono un’eternità per i ritmi dell’indie moderno. Eppure a Phoebe Bridgers sono bastati una manciata di show blindati per confermare il suo status di culto globale. Dal boom di Punisher (2020) ad oggi, la musicista californiana ha saputo capitalizzare il successo – anche con la parentesi boygenius – centellinando le apparizioni, fino ai recenti live a sorpresa. Ora la cantautrice statunitense è pronta a lanciare il suo terzo LP, Lost Weekend, in arrivo il 14 agosto per la Dead Oceans.
Ad anticipare il disco c’è già un estratto: si intitola Lost Boys e nel suo folk-rock narra la sindrome di Peter Pan applicata alle macerie dei legami sentimentali falliti: “Lost boys never grow up, never go home / Lost boys find me“. Liricamente, il brano oscilla tra rimandi storici (i tagli di capelli militari a Berlino Est) e dinamiche di coppia tossiche.
Il videoclip, affidato alla co-regia di Pablo Rochat e Lance Oppenheim (quest’ultimo reduce del successo della serie Ren Faire), mette in scena un’esperienza di gioco di ruolo dal vivo – il LARP – in una una fiera rinascimentale di provincia. Qui una Phoebe Bridgers inedita, in abito azzurro e orecchie da elfo, guida una stramba brigata di cavalieri che abbandona i prati della rievocazione storica per invadere il grigiore della periferia urbana. Co-protagonista d’eccezione è Skyler Gisondo, nei panni di un commesso di un convenience store di quartiere.
Il contrasto ironico delle immagini maschera la complessità di una traccia che già in apertura spiazza l’ascoltatore con un effetto di vocoder. Poi, spazio ad arrangiamenti più sofisticati che richiamano l’opulenza del miglior Sufjan Stevens, e un crescendo emotivo che culmina nel coro più euforico e arioso mai scritto dalla Bridgers (che non firmava una composizione originale dal 2022), supportato da squilli di tromba festosi che richiamano la fortunata formula di Kyoto.
L’adunata indie e pop: da Antonoff alle boygenius
Lost Boys vede un’ampia partecipazione di storici collaboratori dell’indie-pop americano contemporaneo: la co-produzione vede schierati gli storici Tony Berg e Ethan Gruska insieme a Jack Antonoff, mentre le partiture ritmiche sono firmate Alex G. Nel coro finale compaiono anche le fidate compagne delle boygenius, Julien Baker e Lucy Dacus (reduci dal trionfo di the record del 2023), affiancate dalla premio Pulitzer Caroline Shaw.
Con Lost Boys, la sensazione è quella di trovarsi davanti a una Bridgers che sbatte dentro un circuito pop i suoi fantasmi emotivi, utilizzando il contrasto visivo per fare convivere malinconia e grottesco. Se queste sono le premesse, Lost Weekend promette di essere tutto fuorché prevedibile.
