Gimme some inches

Gimme Some Inches #52

Altro mese, altro giro sui formati piccoli e strani. Atmosfere differenti ma spesso e volentieri stessi medium che se ne fregano di revival e ritorni in auge, semplicemente perché non se ne sono mai andati del tutto. Erano stati soltanto dimenticati per un attimo.

Stessi formati e musiche diverse dicevamo. È il caso dei primi due sette pollici del mese. Il primo è appannaggio dei Father Murphy, band di cui non ci stancheremo mai di lodare l’atteggiamento prima ancora che le (ottime) risultanze musicali, e che tiene a battesimo la nuova label Zen Hex, nata dalle ceneri della Sons Of Vesta, etichetta d’ambito più eterogeneamente punk con in catalogo La Quiete, Raein, Violent Breakfast e Johnny Mox. La Zen Hex si fa ancor più radicale, non come suoni ma come formato, dato che l’intenzione sarebbe quella di mantenere come standard il 7″ in tiratura limitata. Esempio ne è questa uscita numero 1, che si spera sia solo la prima di un lungo percorso: preso atto dell’ultimo lavoro del Reverendo Pain Is On Our Side e della possibilità di creare nuove canzoni dalla sovrapposizione contemporanea dei due 10”, e detto anche dell’impossibilità per molti di attuare questo stratagemma, ecco il 7” Let Them All Fail With You che unisce Let The Wrong Rise With You e They Will All Fail You, mixate da Greg Saunier dei Deerhoof. Il risultato è una straniante nenia tra cacofonie abissali, orchestrazioni mefitiche e procedere doom, nel senso di “giorno del giudizio”. Sul lato B, una incisione artigianale opera di Handy Lab impreziosisce ulteriormente questo oggettino piccolo solo di formato.

L’altro 7” è targato Acid Baby Jesus e cambia totalmente gli orizzonti musicali. Il quartetto greco anticipa il comeback sempre per Slovenly con un vinile piccolo in cui espone il proprio pensiero sul concetto di psych’n’roll. Velvet, giro Frisco alla Thee Oh Sees, primi Rolling Stones e zozzerie alla Demon’s Claws? Beh, sì, ma anche molto altro in appena cinque minuti di roba che vivono di retroterra sixties (la title track) ma soprattutto di psychotico incedere reiterato e ossessivo come non capita di sentirne spesso (Brain Damage In Athens City). Li vogliamo sulla lunga distanza.

ACID BABY JESUS -Vegetable- EP - front cover

Passando dai vinilini ai nastri, cambia il formato ma non la sostanza. Stesso medium, atmosfere diversissime. Cominciamo con un duo di cui demmo segnalazione il mese scorso, offrendone anche lo streaming integrale. Ora ci torniamo su perché un disco come Elementer dei SUTT non può passare sotto silenzio. Cacofonie al limite dell’harsh noise più brutale (l’opener Test Tone 95) si alternano a deliqui avant-qualsiasi cosa (Jord), per questo duo insolito e apolide di stanza a Berlino: batteria appannaggio del turco-norvegese Utku Tavil, e voce (più elettroniche varie) della danese Sofie Trolde Christiansen, per un lavoro che ricorda Björk e ?Alos quanto i nostri Camusi calati nel marasma senza compromessi del noise più devastante. Spiazzante e ottimo.

Arriva in cassetta anche l’esordio su Haunter di Petit Singe, moniker dietro il quale si cela Hazina Francia, producer d’origine indiana e cittadinanza romagnola. Tregua, pubblicato in 100 nastri da Haunter e masterizzato da Antonio Gallucci aka Architeutis Rex, è una mezzora di suoni oscuri, blips minimali, ossessioni circolari e trance malleabile che abbassa i bpm quasi fino alla stasi, ma crea situazioni emotive borderline “in the vein on the label”, come potete leggere qui di seguito.

Petit_Singe_Tregua_Xxxclusive

Dal BelPaese (?) saliamo in Svizzera, e più precisamente a Lucerna, senza per questo cambiare label. Finiamo con l’imbatterci nell’esordio di SSSS, nome del nuovo progetto solista di Sam Savenberg (già bassista nei teutonici Die Selektion e tenutario della piccola Edition Gris). Ispirate dagli studi sul controllo sociale di Virilio e Baudrillard, musicalmente le sei tracce di questa tape si avvicinano alla techno astratta e caliginosa dei padrini Black Rain (la title-track Administration of Fear) e Ancient Methods (Hegemonie Negative), senza tralasciare passaggi quasi EBM (Are You Lost) e digressioni dark-ambient (Circles). 100 copie per la milanese Haunter, giovane label che si dimostra con queste due uscite decisamente focalizzata sulle sonorità più oscure dell’elettronica da-ballare-ma-presi-male.

A Copenhagen invece, si sa, sono di stanza nomi come Lust For Youth e Croatian Amor che tornano in coppia con un nuovo 7 pollici ovviamente su Posh Isolation. Due pezzi del precedente (nonché ottimo) album collaborativo Pomegranate qui remixati in chiave club. Fa uno strano effetto sentire l’ambient subacquea di pezzi come Sister venire travolta improvvisamente da beat techno e melodie euro dance, ma d’altra parte sono loro stessi a definirsi “masters of romance” e bisognerà dargliene atto. In altre parole, un giochino ruffiano ma divertente al contempo.

Ancora più a Nord per arrivare in Svezia, terra sempre ricca di proposte per i palati più estremi (tra cui vi segnaliamo le recenti produzioni di giro Northern Electronics). Torna con un 12 pollici uno degli act nazionali più interessanti: parliamo degli Amph, duo composto da Andreas Malm (già in quegli Skeppet il cui album su Not Not Fun non dovete assolutamente perdere) e Peter Henning (Sprachlos Verlag). Due tracce per l’etichetta locale Komplott in cui i Nostri dipanano due aspetti speculari del loro sound. Terry ha infatti un incipit free jazz, presto annegato in un’ambient invasiva e avvolgente che sconfina presto in picchi di rumore bianco, per poi ripiegare su se stessa e sfaldarsi in una lunga coda sfatta ed eterea. Il B side Framtid è invece un tunnel buio dall’inizio alla fine, un viaggio di dieci minuti senza luce e anzi avvolto da brume e fumi claustrofobici: niente impennate rumoristiche, niente fraseggi dissonanti, solo una coltre color pece a cui il gruppo ha dato (ironicamente?) il nome Futuro. Sarà che anche da quelle parti il futuro non è più quello di una volta?

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