Recensioni

L’alt-country gothic punk di ispirazione religiosa di David Eugene Edwards alias Wovenhand sembra non conoscere sosta. Refractory Obdurate è il settimo album pubblicato sotto questo moniker, con qualche cambio nella formazione (Chuck French alle chitarre, Neil Keener – Planes Mistaken For Stars – al basso, Ordy Garrison alla batteria, più il leader a voce, chitarre e banjo), per un suono che resta sostanzialmente nei canoni consueti, anzi qui diventa più “heavy” del solito. Non a caso l’album è il prodotto di una partnership tra Glitterhouse e Deathwish (etichetta co-fondata da Jacob Bannon dei Converge).
Pezzi mediamente lunghi, chitarre in primo piano, anche sature, suono pieno e punk, anzi post punk (Sonic Youth docet…), polvere, oscurità e declamazioni: ecco il perfetto vademecum per questo disco, un lavoro che si tiene bene, mostrando coesione e compattezza nell’insieme. Un ritorno ai primi Wovenhand, la ricerca delle radici più oscure alla base della band.
Michael Gira e i redivivi Swans, i Birthday Party di Nick Cave (Obdurate Obscura), il Mark Lanegan classico sono i nomi che vengono richiamati alla memoria più volte durante l’ascolto. Desolazione folk blues, memorie metal (Salome, Hiss), alt-country e tutto l’american gothic che si possa immaginare.
In fondo è quello che vogliamo ancora dall’ex leader dei 16 Horsepower: intensità e oscurità, senza retorica.
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