Recensioni

6.5

Galeotta fu una forma di supporto tornata in auge come il vinile, siccome è alla registrazione di un 45 giri che dobbiamo la riunione tra Jackson Toth a.k.a. Wooden Wand e l’amico di lunga data Duquette Johnston, ex Verbena oggi impegnato con tali Gum Creek Killers. Dev’essersi trovato a proprio agio in Alabama, Toth, considerando come sull’onda dell’entusiasmo abbia cavato dal cilindro addirittura un intero album e per l’occasione allestito una nuova formazione.

Approfittando dell’energia “live in studio”, ha inoltre accantonato gli usuali toni acustici e le cupezze per consegnarsi ai favolosi Rolling Stones “americani” fotografati a cavallo tra ’60 e ’70 (Be My Friend, Mary Jo; Good Time Man), al succo di radici sempreverdi distillato da The Band (Big Mouth U.S.A., The DRN Waltz) e a certo Steve Earle mirabilmente mediano tra i due emisferi (Wither Away,Scorpion Glow).

Senza tuttavia raggiungere le vette dei Maestri e, a dirla tutta, nemmeno dei più talentuosi tra gli epigoni, eccezion fatta per un’epica ma passionale Winter In Kentucky che piacerebbe magari sentire dai Pink Mountaintops. Così che – pur con tutta la buona volontà e l’impegno profuso – Briarwood mostra le fattezze dell’esercizio redatto in bella forma, senz’altro gradevole e ciò nondimeno estemporaneo.

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