Recensioni

7

L’ingombrante spettro dei capisaldi di genere rischia sempre di far sentire eccessivamente la sua presenza nel caso di operazioni simili, ma fortunatamente gli italianissimi Walden Waltz riescono ad emanciparsi quanto basta dagli imprescindibili punti di riferimento delle proprie coordinate sonore, dando vita ad un disco che presenta una spiccata personalità e che suona fresco, piacevole e ricco di suggestioni dai sapori più disparati.

La psichedelia folkeggiante e bucolica dei Led Zeppelin capitolo III è senz’altro il punto di partenza (So They Say), su cui si innestano man mano acide suggestioni campestri che guardano ai più sognanti Woods di At Echo Lake, le distese litanie lisergiche degli Psychic Ills di One Track Mind, piacevoli rimandi ai Jethro Tull periodo Aqualung senza suonare derivativi (A and D) e nervose cavalcate elettriche che si aprono improvvisamente in scorci altezza Revolver, per poi terminare in voli d’archi sostenuti da lievi pulsazioni elettroniche (Feed Your Ignorance). Proprio i vaghi tappeti ritmici sintetici (Move Ahead) offrono un elemento di piacevole sorpresa che sembra tracciare un immaginario ponte con esperienze psichedeliche dall’afflato più elettronico (pur rimanendo in un delimitato ambito 70’s piuttosto vintage) come i Peaking Lights di 936, seppur spogliati dalle suggestioni dub.

Tra riff di banjo con profumi prog (How Long), svisate piacevolmente freak in scia King Gizzard & the Lizard Wizard (Tyger), drogatissime ninna nanne (You’ll Be Home), ipnotiche nenie che riescono a suonare tanto ossessive quanto malinconiche per poi chiudersi con bordate dal profumo King Crimson (My Old Friends) e acustiche incursioni nelle inquietanti e fiabesche atmosfere dei Genesis di Nursery Crime (The Fair and the Hermit), il disco sa regalare un caleidoscopio di sonorità veramente ampio.

Pur muovendosi all’interno di un ambito che troppo spesso rischia di cadere nello stereotipo e nel cliché, il gruppo aretino ha il coraggio di osare, proponendo arrangiamenti complessi e sofisticati, mai banali nella loro poliedricità e capaci di guidare l’ascoltatore in un viaggio onirico e fiabesco all’interno di un mondo fatto di rimandi colti e consapevoli che non si accontentano mai della semplice citazione, ma riescono a regalare ulteriori sfumature. Per un gruppo all’esordio non può esistere traguardo migliore.

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