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Il duo di New York torna con un album apocalittico ancora più estremo rispetto allo scorso Perfect World, tanto che in Wake in Fright coesistono industrial e punk rivitalizzati da una forte dose di noise e metal. Gli Uniform hanno avuto modo di spiegare la genesi di questo disco: «Siamo circondati dalla guerra e il mondo intero sta andando a fuoco, e sembra che non ci siano reazioni appropriate o risposte rimaste. Questa musica è la nostra risposta a tutto questo, è la nostra riflessione sulla travolgente violenza, sul caos, l’odio e la distruzione che fronteggia noi e chiunque altro al mondo ogni giorno delle nostre vite».

Le otto tracce di Wake in Fright traducono molto bene in musica questa risposta, sin dalla travolgente Tabloid, che ci fa calare immediatamente nell’inferno degli Uniform tra urla, distorsioni e ritmiche frenetiche. Habit è una marcia macabra sostenuta da riff violenti e una cadenza ipnotica, The Lost ammorbidisce l’atmosfera ripiegando su un’elettronica quadrata sulla quale il blaterare di Michael Berdan si distende lasciando anche spazio a una inaspettata apertura melodica nel ritornello. È soltanto un miraggio: The Light At The End (Cause) pesta sull’incudine degli SlayerThe Killing Of America, con un riff potente, prosegue su questa direzione.

Wake in Fright è una reazione rabbiosa e scomposta alle brutture del mondo nel quale viviamo; gli Uniform hanno assorbito nella loro estetica questo delicato momento storico, e ce lo buttano in faccia con tutta la sua gravità.

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