Recensioni

6.4

Johnny Cash è zeitgest: basta ruotare la testa verso le ultime uscite del 2006 per rendersi conto che lo spirito è quello del revival da vecchio patio – il sud, le domeniche stanche e assolate, i fucili arrugginiti, gli arrangiamenti frugali che vanno dal bluegrass al country-a-billy muovendosi freneticamente a ritroso verso gli anni cinquanta, o prima. E se Sons and Daughters e Langhorne Slim avevano anticipato il trend di qualche mese, la nuova ondata di band nutrita da They Shoot Horses Don’t They o Tapes’n Tapes, Saddle Creek rigorosamente a capo con altre band di roster come Tilly and the Wall, reinventa un genere evergreen attraverso il ricorso (urlato) al lo-fi.

E così arriviamo ai Two Gallants, che non sono di Omaha come tutto lascerebbe credere, ma di San Francisco. In questo caso, del resto, l’origine conta: il duo viene dalle colline, dal verde, dalla primavera perenne, ma tutto questo non gli interessa. Il loro immaginario è fatto di praterie aride, di caldo torrido, di denti d’oro e bestiame; il loro stile è stelle e strisce ed il suono grezzo delle chitarre echeggia il rumore dei tacchi degli stivali sul legno. Quello che conta è tenere il tempo con l’armonica in bocca, trascinare le spazzole sulle casse, mangiare fino all’osso il corpo delle canzoni per mettere a tacere l’appetito.

What the Toll Tells piace a Conor Oberst per motivi estremamente palesi. Ovvio narcisismo a parte, il disco è un I’m Wide Awake It’s Morning ripulito del romanticismo leggermente lezioso marchio di fabbrica di casa Bright Eyes.

Si comincia (e si continua) classicamente con Las Cruces Jail, esplosione improvvisa e rauca che riprende il leitmotiv dei giorni indolenti in carcere à la Folsom Prison, seguita a ruota da Some Slender Rest e Long Summer Day, ballata country classica che da sola, specie per via del testo, riassume le coordinate di poetica della band. Qualche volta si diserta la forma canzone con risultati ammirevoli, ammiccando all’ibridazione ed all’innesto attraverso il ricorso ad una sezione di archi/fiati: questo è quello che succede nella lunghissima Threnody in B Minor o nella quasi noise 16th Saint Dozens.

Le storie dei Two Gallants sono tutte, molto probabilmente, inventate; ogni canzone è il tassello di un mosaico che ripassa e compone tutto il repertorio più canonico di genere. Ascoltare What The Tell Tolls è un po’ come entrare in un parco a tema: una ricostruzione di plastica con un che di (fastidiosamente?) postmoderno.

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