Recensioni
Timber Timbre
Timber Timbre live a Cava Gonfalone, Ragusa 2022
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Davide Cantire
- 10 Agosto 2022

Timber Timbre a Ragusa. Già questa di per sé sarebbe una notizia sensazionale, o perlomeno per chi abita queste zone, spesso dimenticate dai grandi eventi che contano e che fanno parlare di sé per altro (per il paesaggio, per la sua storia, per la letteratura, per i tramonti in riva al mare, per la golden hour sugli iblei…). E invece, – grazie alla fondamentale intercessione del gruppo L’Eretico e di YOMI – risorge nel pieno dell’estate la voglia di musica, di condivisione, di riunirsi attorno a un palcoscenico, riuscendo a unire mille suggestioni in un unico luogo significativo. Nelle profondità ammalianti di Cava Gonfalone, un sito che da solo rievoca epoche primordiali, quando la civiltà non era che una fucina in continuo mutamento, viene allestito uno spazio per pochi fortunati (una capienza pensata per 200 persone o poco più) nel quale sentire il riecheggio di sonorità eteree, sognanti, favorite dal calare della notte.
Dopo la discesa nel cuore della cava, e aver preso posto (c’è anche chi come il sottoscritto preferisce accomodarsi per terra per godere di una prospettiva più obliqua) si parte con i Flame Parade, che già alle prime battute immergono la sala in uno turbinio emozionante di sonorità dream e shoegaze (c’è anche tempo per una cover personalissima di The Killing Moon degli Echo & the Bunnymen). Il posto viene occupato poi da Foundling, la cui voce angelica ritroveremo più tardi nel live principale.

L’head-liner è lui, Taylor Kirk, che già percorreva nemmeno troppo in borghese i corridoi della cava, giusto per tastare la temperatura del pubblico (o forse, più semplicemente, per andare a prendersi da bere al chioschetto situato all’ingresso): giacca e pantalone nero, imbraccia la sua chitarra mentre la sala si tinge di rosso sangue facendo precipitare il pubblico all’interno di una red room cui va aggiunto il calore tutto siciliano della platea attenta e partecipe (tanto da impressionare a più riprese il glaciale Kirk).
Si piomba così all’interno di un intero mondo sonoro costruito dal Nostro e messo in scena con assoluta precisione e professionalità, senza per questo dimenticarsi di lasciar margine alla spontaneità e all’imprevisto, sempre pronto a sorprendere; più dalle parti di un Nick Cave meno funereo o di un Elvis post-moderno, la sensazione è quella di trovarsi in uno dei film di Linklater o Jarmusch, magari aspettando di vedere Jesse e Celine in fondo al pubblico a godersi romanticamente l’evento. I classici in scaletta ci sono tutti (da Hot Dream a Black Water, passando per Run From Me a Lay Down in the Talk Grass) e c’è anche il tempo per una piccola e grezza anticipazione del disco che verrà. La tappa siciliana è la quinta in Italia per Kirk, che pare godersi veramente la temperatura infernale di queste settimane (è l’estate italiana più calda da decenni) e gustarsi il calore, quello tutto umano, delle persone, e dietro le persone le storie e i ricordi impressi nella roccia.
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