Recensioni

Dietro al nome di Threelakes si cela Luca Righi, mantovano, che assieme ai Flatland Eagles – Andrea Sologni dei Gazebo Penguins, oltre a Lorenzo Cattalani, Raffaele Marchetti, Marco Chiusi e Paolo Polacchini dei Three In One Gentlemen Suite – approda, dopo l’EP solista Four Days, all’esordio War Tales. Un album collocabile sotto l’ombrello del folk-rock, un genere, questo, che nell’ultimo decennio ha generato un’ondata di gruppi orientati ad altrettante differenti declinazioni, in bilico tra richiami alla tradizione e orecchiabilità da classifica, con episodi di grandissima qualità da un lato (ad esempio, i Fleet Foxes) e prodotti più o meno convincenti con l’occhio strizzato al mainstream dall’altro (Mumford And Sons, The Lumineers).
In tutti i casi, si parla di album e band che hanno gettato le basi del loro successo negli Stati Uniti, e non potrebbe essere altrimenti vista la tipicità “nazionale” di folk, country e derivati. Da noi, invece, è finora mancata una proposta che riassumesse, o meglio, riempisse questa nicchia, e i motivi posso ricercarsi principalmente in una fedeltà pressoché assoluta alla nostra canzone d’autore, ma anche nel rischio che comporta cimentarsi in tale impresa senza cadere nella trappola dell’imitazione. Luca Righi e compagni hanno saputo evitare tutto questo grazie a dieci brani che richiamano tanto all’alt. country dei Wilco quanto il songwriting classico dell’imprescindibile Neil Young, ma con personalità da vendere unita ad una grande cura per gli arrangiamenti e soprattutto per i testi. La maggior qualità dei Threelakes And The Flatland Eagles è tuttavia quella di costruire melodie riconoscibili già ad un primo ascolto, a cominciare dall’iniziale Wild Water, che, per molti aspetti, presenta e sintetizza i temi principali del disco.
Troviamo storie d’amore e di guerra, dove ricorrono il viaggio, la lontananza da casa e dalla famiglia (D-Day, The Walk), ma anche racconti di rimpianto e abbandono, come ad esempio in The Day My Father Cried, una delle canzoni più belle del lotto. Dal punto di vista delle sonorità, non mancano neppure propulsioni elettriche unite all’armonica – come in una Horses Slowly Ride che rimanda al Dylan degli anni ’70 – né atmosfere traditional, prettamente acustiche (March). Si potrebbe forse rimproverare il gruppo per una vicinanza eccessiva a un passato musicale limitato all’area seventies, tuttavia, scongiurato il pericolo della pura imitazione, resta una buona maturità compositiva. War Tales è senz’altro un esordio da tenere in considerazione, soprattutto per la capacità di maneggiare abilmente immaginari e riferimenti.
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