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Il “pensiero” era venuto a due che, in quanto a immaginazione, non si sono mai fatti pregare. David Lynch e Angelo Badalamenti misero su la loro gang musicale ai tempi – inizi anni ’90 – dell’uscita delle prime due stagioni di Twin Peaks. Anzi, per la precisione, quando la seconda stagione era già stata trasmessa in TV e al cinema stava uscendo il film Fuoco cammina con me, che della serie era il prequel. Oggi esce il frutto di quella collaborazione, il cui materiale, maturato tra il 1992 e il 1993, possiamo gustarci ora in questo disco d’esordio omonimo come Thought Gang, una mistura a base di jazz esoterico che muove dalle sue declinazioni cool/acid/free per approdare a sistemi più complessi basati su panorami sonori sognanti, dilatati, dreamy, sperimentali ai limiti dell’urticante. Un po’ il Sun Ra di Space Is the Place, un po’ il Captain Beefheart di Trout Mask Replica. Il tutto arricchito con ricorrente spoken word dal taglio caustico.

Insomma, pochi Logic And Common Sense (dal titolo del secondo brano in tracklist) e molto “meaningless”, non solo riferito alla “conversation” del titolo di un altro brano di un lotto che richiama – tra le altre cose – cani che abbiano (One Dog Bark) o che scappano di notte (Black Dog Runs At Night), taglialegna (Woodcutters From Fiery Ships, il singolo che ha anticipato il disco) e rumori di sere d’estate (Summer Night Noise). Non vi bastano i suoni e volete associargli delle immagini? Ovviamente Lynch non poteva non aver pensato anche a questo, e all’estratto A Real Indication ha abbinato un clip girato all’epoca con una videocamera Hi8 e con protagonista proprio Badalamenti.

«Chiamatela musica moderna – ha spiegato il regista – adoro questo materiale. La realtà non è esattamente il posto che la gente cerca per fuggire». Mentre il compositore di origini siciliane ha aggiunto: «Lavorare con David in tutti questi anni ci ha unito in un amore vero, fraterno. Per questo progetto avevamo in studio alcuni tra i migliori musicisti in circolazione, che hanno condiviso con entusiasmo, insieme a noi, questa inusuale esperienza musicale. Non c’erano canovacci sonori, né parti orchestrali già pronte, davamo semplicemente un tempo e una chiave iniziale, chiedendo loro di suonare come veniva, sia ritmicamente che armonicamente». E non c’è che dire: è venuto proprio bene.

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