Recensioni
Si sono innamorati tutti quanti delle THEESatisfaction, alias Stas (Stasia Iron) e Cat (Catherine Harris-White) da Seattle, rapper cantanti e produttrici cresciute a pane soul e jazz, conosciutesi ad una jam universitaria e innamoratesi delle rispettive skills (Stas rappa, Cat canta), in attività dal 2008. Se ne sono innamorati i tipi della Sub Pop, che quando hanno sentito il loro feat su Black Up di Shabazz Palaces le hanno subito messe sotto contratto per pubblicare questo awE naturalE (debutto ufficiale dopo un po' di mixtape ed EP autoprodotti), e se ne sono innamorati praticamente tutti quelli che hanno ascoltato e recensito il disco (da Pitchfork al nostro Blow Up a una caterva di webzine).
Stas e Cat propongono un afrofuturismo femminile, se non femminista, asciutto e ruvido (lontano, per capirci, dal barocchismo di Sa-Ra, Badu eccetera), un r'n'b/hiphop concentrato, dalle strutture essenziali, dai contorni molto netti: basso che pulsa funk, batteria tutta cassa rullante e charleston, qualche accordo di piano, qualche inserto di fiati (alla bisogna) e sopra la voce, ruvida appunto, fragrante. Bene, benissimo. Perché le ragazze sono toste ma in modo cool e hanno il piglio giusto e i loro pezzi (frammenti brevi, concentrati anche in questo senso, di quello che potremmo spicciamente chiamare free-hop) sono spesso intriganti (Existinct, Sweat, God, naturalE).
Peccato però che nessuno abbia tirato fuori un nome (occhei gli Ursula Rucker e Q-Tip già citati in cartella stampa) che è stato invece la prima primissima cosa che c'è venuta in testa fin dalle prime primissime note (Bitch) del disco: Georgia Anne Muldrow. Sì, perché Stas e Cat fanno esattamente quello che fa Georgia quando non va tanto di cantautorato pianistico (Crash), quanto di wonkfonk (vedi Juiced, vedi Echantruss), liberando il suo lato più rappuso anche se non classicamente rap (magari in coppia con quel freak di suo marito Declaime).
Ecco, in awE naturalE (qui lo streaming integrale sul canale Tubo dell'etichetta) la sensazione dell'apocrifo muldrowiano – magari meno sfilacciato, più quadrato, quindi anche più cool – è un po' troppo forte, a tratti sorprendente, e fa colare a picco ogni possibile entusiasmo sulla novità o sull'efficacia della formula. Insomma, carino e tutto, occhei, ma epifania e capolavoro no, grazie.
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