Recensioni

Lui si chiama Rosario Memoli, loro sono i The Wild Week-End. Il primo è batterista dei secondi, gloriosa band punk rock salernitana. Ma c’è una storia che precede questa storia, una vicenda che vide Rosario protagonista nei primi anni del nuovo millennio. Spinto dalla vena garage-psych-surf-hardcore, il Nostro imbracciò chitarre e vari ammennicoli più o meno improvvisati, scese a patti con una bassa fedeltà ai limiti della scelleratezza e sfornò pezzi su pezzi, che – dato l’estro furibondo ed entusiasta – portò in giro sui palcoscenici disponibili dello stivale. Mise su un gruppo che chiamò Provolone Records, un nome che non sembrava propriamente destinato a fare la storia del rock. Ma le canzoni, quelle, funzionavano.
Funzionavano così bene che oggi, una decade dopo, la benemerita Disco Futurissimo decide di immortalarne undici su supporto fonografico, intitolato appunto Provolone Records, mentre il combo nel frattempo ha saggiamente deciso di cambiare ragione sociale in The Provincials. Si faccia attenzione: pare non trattarsi di nuove incisioni ma proprio dei pezzi originali, ed il motivo è semplice: quel senso di scollamento lo-fi, come un bad trip alcolico e una visione 3d senza occhialini, sono forma e sostanza di una proposta che getta il piglio oltre l’ostacolo della tecnica. E va a bersaglio senza pavoneggiarsi, col ghigno delle occasioni irripetibili, sgranando un rosario incandescente e stralunato, citazionista sì ma per elezione e predisposizione genetica.
Tra il riff kinksiano con slabbrature surf rancide di I’d Go Through Fire And Water e gli accordi in minore di Iced Instinct (la ballad che avrebbe potuto scaturire dallo scontro degli universi Hüsker Dü e La’s) c’è tutto un catalogo di efferatezze radianti e oppiacee, dal Marc Bolan intossicato Iggy Pop di You Penetrate Me alle sordidezze psychobilly di The Devil, passando per una sferragliante Homesick (con una tastierina che sembra piovere da saturno) e dal beat svalvolato di The Story, nelle quali non sai bene dove finiscano gli Electric Prunes e inizino i NoMeansNo. Per non dire di quella The Day che sembra un mash up balzano tra due canzoni come ti aspetteresti dal Daniel Johnston più turbolento.
Uno di quei dischi che ti fa sembrare il rock un affare semplicissimo e allo stesso tempo misterioso, come un vecchio scherzo del diavolo che non ha ancora smesso di ridere.
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