Recensioni

Questa volta, malgrado i molti impegni affrontati in solitario (album solisti per Newman e Bejar, attività febbrile per la Case tra live e il nuovo album in lavorazione), di anni ne passano due anziché tre per arrivare al terzo titolo. La terza prova: quella del balzo o della crisi per antonomasia. A dirla tutta, tutto lasciava pensare al peggio, considerate le “distrazioni” professionali di cui sopra e certe dichiarazioni di Bejar in cui confessava un certo disimpegno dal progetto New Pornographers. Invece si tratta di un autentico balzo, non solo rispetto al precedente Electric Version (non ci voleva moltissimo) ma alla luce dell'intero palmares. Soprattutto, è un lavoro più complesso e maturo, ricco di sfaccettature inaspettate, inaspettatamente sospese e addirittura talvolta cupe, per quanto alla luce della solita, inguaribile, insopprimibile propensione radiofonica.
Si fa strada, nel bailamme di riferimenti consueti, una strisciante ascendenza Waterboys, nei termini di un’epica irrequieta, come nelle tese Use It (che comunque sgrana watt più facili nel chorus) e Broken Breads (sorta di folk wave disarticolata e ruspante), mentre Streets Of Fire accenna addirittura al tipo di folk ballad intossicata del Mike Scott solista. Già, perché in un disco così non stupisce d’imbattersi in una folk ballad, questa la novità sostanziale introdotta dai New Pornographers con Twin Cinema. Sembrano tenerci subito a chiarire le cose, giusto il tempo di sfogare l’esagitazione garage-surf della title track e parte The Bones Of An Idol, mestizia wave come se i Pixies potessero somigliare a Brian Eno, il chorus tutto cori e chitarre luccicose, la voce di Neko a tenere per le briglie una gravità intenerita, punteggiata e fatta tremolare da una specie di vibrafono.
E’ un brano sicuramente atipico per la loro discografia, e uno dei più belli. Dopo il quale non stupisce che trovino posto le ipnosi incantate di Falling Through Your Clothes (l’harmonium, la chitarra acustica, i tamburini e la voce echoizzata per un incontro tra Beach Boys e Love in una nebbiolina angosciosa) o l’accorata perorazione di These Are The Fables (ancora una splendida Neko al canto, brava a trattenersi come ad impennarsi). Non sono le sole sorprese in programma, se è vero che The Bleeding Heart Show parte come una ballata nervosetta Go Betweens e finisce in una specie di corale Polyphonic Spree (con un effetto un po’ gratuito, in effetti), se Three Or Four spiana una wave pop tesa e robotica tra Devo e Cars, e se il valzer nocchiuto di The Jessica Numbers (con un e-bow da brividi) emana una follia radente di marca Ridgway.
Per il resto, agilità e spigoli, impeto e fantasmagoria, Buffalo Tom aspersi Kinks (l’interlocutoria Sing Me Spanish Techno), i Beach Boys palpeggiati dalle Go-go’s (Star Bodies), dei Jefferson Airplane sbarazzini alle prese con gli effluvi del catalogo Elephant 6 (Jackie, Dressed In Cobras), e un ultimo tuffo al cuore conclusivo, quando Stacked Crooked arrischia una sintesi diversa, sposta ancora un po’ il limite, ostenta chitarre desertiche, e-bow ventoso e l’obliquità barrettiana del canto, salvo poi aprire lo spiraglio in cui s’intrufola il basso spianato e un coretto surf, e infine mollare il freno tra verve latina, trombe e cori. Strano ed eccitante ibrido Calexico, Love e X. Strano ed eccitante come un sigillo incrinato su un vaso. Che potrebbe rompersi, che vorresti rompere. Per versarti altri motivi d’ebbrezza.
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