Recensioni
The Fall
The Real New Fall Lp Formerly Country On The Click
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Antonio Pancamo Puglia
- 1 Gennaio 2003

Il leak in rete svariati mesi prima della pubblicazione prevista è ormai storia di tutti i giorni; emblematico lo scorso anno il caso di Hail to the thief dei Radiohead, che costrinse la band ad un frettoloso e parziale rimaneggiamento dell’opera pur di restituirne la verginità perduta (curioso come, in modo beffardo, il titolo del disco si sia rivoltato contro i suoi autori). Che accade se ad essere coinvolto in una cosa del genere è Mark E. Smith, da quasi 27 anni figura di culto dell’underground inglese a capo di quella combriccola sgangherata di musicisti chiamata The Fall? Semplice: dopo opportuni accorgimenti, remixaggi e cambi di tracklist, si re-intitola il disco trafugato The Real New Fall Lp Formerly “Country on the Click”. Dedito come d’abitudine a rivoltare eccentricamente gli stilemi del rock and roll (qualcuno potrebbe ancora chiamare new wave quest’operazione?) secondo i dettami dell’etica del loro ineffabile leader, il leggendario gruppo mancuniano giunge alla ventiduesima fatica in studio (non contando live, Ep e compilations, che raddoppiano, se non triplicano il numero) dopo The Unutterable del 2000. Dopo innumerevoli cambi di stile e di formazione è forse il caso di chiedersi: siamo ancora al cospetto di quell’ensemble geniale che più di venti anni or sono sconvolse la scena indie con schegge impazzite come Dragnet (1979), Grotesque (1980), Hex Henduction
Hour (1982), This Nation’s saving Grace (1985)? La risposta è: no. E sì. No, perché il linguaggio musicale, insieme ai mezzi di espressione, si è evoluto rispetto ai tempi della golden age dell’ondata post punk britannica. Sì, perché Smith e soci continuano imperterriti a decostruire questo linguaggio, sconvolgendone sintassi e morfologia in un gioco sardonico, cinico e beffardo, proprio come ai vecchi tempi. Insomma, i Fall sono sempre loro, anche se la musica è cambiata e il calendario segna il 2004 (il disco è in realtà uscito sullo scorcio del 2003, e registrato anche prima, ma poco importa). Ma il bello è che, al di là dell’aura mitologica che circonda i soggetti, The Real New Fall Lp è anche un disco di tutto rispetto: basti ascoltare l’inizio techno rock di Green Eyed Loco-Man (degna dei New Order più recenti), semplicemente strepitoso; tra incursioni nei propri gloriosi trascorsi (Mountain Energei, Last Commands Of Xyralothep via M.E.S e The Past #2, punk psichedelico e delirante che non avrebbe sfigurato su un classico disco Fall) e dovuti omaggi a maestri come Iggy Pop (il garage Open the Boxoctsosis 2 e la classica ballata Janet, Johnny + James), Jonathan Richman (il divertissement Loop41 `Houston) e Velvet Underground (i vortici di Mike’s Love Xexagon), spiccano l’inno da stadio in salsa wave-indie Theme From Sparta F.C., tribale proprio come dev’essere, e Contraflow, adrenalina pura tra collisioni chitarristiche e saliscendi di basso; dulcis in fundo, due gioiellini come Proteinprotection, minacciosa e oscura, e il synth-club di Recovery kit, che riesce nella stupefacente impresa di renderci una versione trance dei Joy Division(!!!).
Su tutto questo piacevolissimo marasma sonoro, l’inconfondibile voce di Mark E. Smith: non un cantante come altri, anzi, per certi versi nemmeno un cantante; è il suo blaterare incessante e sconnesso, in uno sgradevolissimo accentaccio inglese, rigurgito punk e intellettuale insieme che, più di ogni altro elemento, caratterizza da sempre la musica dei Fall, la rende aliena, ma allo stesso tempo così riconoscibile e irresistibile che ancor oggi non può fare a meno di piacerci.
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