Recensioni

I Terrestrial Tones sono il prodotto del connubio Avey Tare – Eric Copeland in un appartamento di Parigi. Un organico riconoscibile ad occhi chiusi, in quanto in Dead Drunk sembra di sentire esattamente il collettivo animale alle prese con gli aggeggi dei Black Dice, con lo spirito da gremlins teneri e trucidi dei primi dietro ai flussi sonori spatolati da ciclotroni dei secondi. Un fifty-fifty perfetto di merito, decisamente superiore alla formula del precedente Blasted (2004), più “Copelandiano” e anche meno focalizzato.
La contropartita di questa sorprendente duplicità è la trappola del “né carne né pesce”: i lacerti di melodia freak-primitiva, in quanto stratificati in samplerizzazioni post-industrial, non sono abbastanza sviluppati da ammaliare come gli Animal Collective sanno, né le masse sonore sono abbastanza radicalizzate da approdare ad un linguaggio nuovo come l’avant-tribal-disco dei Black Dice (proprio perché invischiate in intenzioni para-melodiche). Smettendo i panni del critico, l’appassionato a queste sonorità non può non sguazzare in simili truogoli avant-noise-freak, ma gli altri? Senza andare a parare sui coinquilini di chi scrive, ma pensando ai musicisti anche affini, viene da interrogarsi su dove possa condurre questa musica: quali influenze potrà esercitare? La sensazione di autocompiacimento è palpabile, ma la solida omogeneità (non ci sono momenti che spiccano sugli altri, né momenti morti) in un contesto a così alto rischio volatilità non può non essere premiato.
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