Recensioni

7

I brani sono dieci, come in quei vecchi album di canzoni. Ma nemmeno quelle di Luminarium sono esattamente canzoni. Nonostante il motivetto radio friendly di Reperto, le atmosfere solari di Altamira, le progressioni sognanti di Parade si facciano depositarie della peculiare idea di pop dei tre svedesi. Ma è un’atmosfera ieratica, sarà l’utilizzo massiccio di un organo vintage quasi chiesastico (Fingers, Illuminations), a pervadere la scaletta del quarto album dei Tape, un senso di religiosità tutto scandinavo. Imponente ed inflessibile.

La ricerca sugli strumenti si intuisce esser stata assai meticolosa, non scevra da scelte nostalgiche, rètro, volutamente fuori moda, al di là di ogni epoca, eppure storicizzabili. Sonorità di retaggio quasi progressive animano brani come Fingers, Mystery Mutiny, Beams, Altamira. Il folk ossequiato, anche il folk, è quello album oriented dei ’70 (Beams Out, Dripstone) affrontato con il solito cipiglio sperimentale (i fuori tempo di Fingers e Parade). La filologia, più che la futurologia incerta dei primi lavori, dunque. Che forse continuiamo a preferire, sebbene si tratti, anche stavolta, di un gran bel sentire.

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