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6.2

8th Wonder procede da par suo goffo come i gamberi sin dalle prime movenze, in men che non si dica catturato e sbattuto in padella già da una copertina egizia bestialmente kitsch che manco Earth, Wind & Fire; stilisticamente si colloca in ambiti “funky più disco” ombreggiati soul, nei quali si cerca di innestare il rap con poca perizia. Si salva in corner – in virtù dell’ottima apertura – Apache, l’unico episodio dignitoso che non sappia di posticcio, e tenete conto che è ricalcato sull’omonimo brano della Incredible Bongo Band. Roba invecchiata assai male già all’epoca, insomma: di lì a un batter di ciglia, la Gang sarebbe andata a sbattere contro un iceberg che aveva Grandmaster Flash e Bambaata quali punte e allora tanti saluti.
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