Recensioni

Hot Chip e James Holden and the Animal Spirits, Nouvelle Vague e Young Marco, Call Super e Deena Abdelwahed, Lee Scratch Perry e Or:la. Queste sono solo alcune delle dicotomie, o accostamenti audaci che dir si voglia, che si sono avvicendati sui 7 palchi allestiti per questa quinta edizione dell’Ortigia Sound System, conclusasi domenica 29 luglio, e che hanno fatto gridare al successo gli organizzatori.
E come dar loro torto? Oltre 13.000 presenze provenienti da 40 paesi e 8 debutti esclusivi, recita trionfante il comunicato ufficiale a chiusura del Festival. Ed effettivamente mica male per un festival boutique, che di boutique mantiene sempre meno, o meglio, fa del suo essere piccolo e ricercato un elemento di forza che attira sempre più persone, e fa dire di sì ai manager degli artisti più noti, abituati di solito a calcare palchi ben più blasonati. Uscito dall’OSS, infatti, non hai ben chiaro a che tipo di festival tu abbia preso parte. Se a un qualcosa di ancora “casareccio” e “fatto a mano”, con qualche sbavatura, ok, ma con piacevoli sorprese di livello, oppure a una rassegna importante con punti di forza e ahimè qualche carenza.
Partiamo dalla località, Ortigia, che dà il nome a tutta la manifestazione. Si tratta di una bella penisola che allunga sull’acqua del mare la città di Siracusa. E gli organizzatori del Sound System dimostrano ogni anno di più, di conoscere bene le proprie armi (nel senso buono del termine). Ecco dunque che la cinque giorni di programmazione si snoda in venues incantevoli, dal mercato al castello Maniace, dalla spiaggia alle barche, passando per stabilimenti, terrazze, perfino una villa nella campagna di Canicattini per l’aftershow (o afterhour che dir si voglia) del sabato e della domenica mattina. La penisola di Ortigia è il festival. Se non fosse ambientato negli scenari incantevoli che il paese (o il quartiere di Siracusa) offre, niente sarebbe lo stesso, e il tanto delicato quanto vincente equilibrio ottenuto dall’organizzazione crollerebbe come un castello di carte alla prima folata di vento. Ortigia si sente e si vede durante ogni showcase, e grazie a Dio, almeno dalla tarda mattinata fino al primo pomeriggio, gli altoparlanti si spengono e Ortigia sale in cattedra offrendo il relax necessario per ripartire nelle danze e onorare il giorno seguente del festival.

C’è il mare, con le sue piattaforme pubbliche e private, che possono piacere e non piacere (a noi sono piaciute), ci sono i ristoranti, per tutti i gusti e per tutte le tasche, c’è il Duomo, c’è il mercato e ci sono le tradizioni, che come nel caso della processione appresso alla Fanfara dei Giudei del sabato pomeriggio, possono anche coinvolgere e divertire. Proprio in occasione della processione abbiamo incontrato Germano Centorbi, uno dei due direttori artistici, che ci ha spiegato meglio la presenza della fanfara: «nella tradizione locale è un elemento di disturbo delle processioni religiose, i musicisti infastidiscono e sbeffeggiano i presenti; ed è così – dice Germano – che vediamo OSS, come un elemento di rottura con le consuetudini locali e le rigidità sociali presenti in questa splendida terra; questo è il motivo per cui abbiamo ospitato la fanfare nei giorni del festival e abbiamo usato gli ornamenti delle loro bellissime divise come immagine ufficiale della manifestazione». Che dire? Chapeau!
Insomma, Ortigia Sound System nella sua quinta edizione è promosso a pieni voti. Ma se proprio invece si volesse cercare il pelo nell’uovo, questo forse si troverebbe in alcune scelte musicali della direzione artistica: fare un cartellone così vario, che tocca poli della musica così lontani, è una scommessa difficile da vincere. Riconosciamo il coraggio dimostrato nell’inserire alcuni artisti non scontati, ma purtroppo non sempre la sequenza delle performance in serata ha sortito il risultato atteso. Ad ogni modo sono stati tanti i live e djset che ci son piaciuti e ci hanno divertito: Kamaal Williams e James Holden and the Animal Spirits su tutti, mentre come djset vogliamo citare Young Marco in un boat party che ci ricorderemo a lungo; Or:la, che nonostante la giovane età ha dimostrato di saper miscelare sapientemente electro e techno (peccato che, visto l’ora, era l’ultimo show, ed ha suonato a metà del volume dell’artista precedente); Call Super, che continua a dimostrare classe e gran capacità nello stare dietro a un mixer.
Come detto, non sono mancate alcune delusioni, e citiamo solo il djset degli Hot Chip, la cui selezione – sicuramente divertente – non era all’altezza del nome della band. Quindi cosa rispondere alla domanda fatidica, tornerai all’Ortigia Sound System il prossimo anno? Decisamente sì, perché l’OSS non è solo un festival, ma una vacanza a tutto tondo, un’esperienza musicale e non, qualcosa di nuovo e di divertente che sicuramente non deluderà le aspettative dei presenti nell’edizione 2019 (anche se purtroppo l’eclissi lunare il prossimo anno non ci sarà).
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