Recensioni

Setting è il trio originario della Carolina del Nord composto da Jaime Fennelly, Nathan Bowles e Joe Westerlund, musicisti virtuosi con alle spalle collaborazioni con band del calibro di Califone, Peeesseye e Pelt. Incastrato tra le spiagge dell’Oceano Atlantico e la suggestiva catena montuosa degli Appalachi, il trio pubblica (via Thrill Jockey) l’omonimo album, lavoro che li rilega in una bolla spazio-tempo sospesa dove improvvisazione e sperimentalismo segnano i fianchi di un corpo sonoro che prende forma davanti ai nostri occhi.
Sebbene il paragone con la controparte australiana ascrivibile alla voce The Necks sia abbastanza telefonato, i Setting mostrano di aver tutte le carte in regola per essere fautori di una calligrafia estremamente personale. Una sintesi sonora che scaturisce da una pruruginosa contaminazione ‘multimediale’: synth, banjo, percussioni ed elettronica spuria accompagnano il climax ascendente di una prova che parte dal tribalismo folk meticcio di Heard a Bubble, per sconfinare nel suono alieno di Gum Bump e la dialettica ambient di Ribbon of Moss, fino a collassare nel ritmo narrativo di un dialogo che alterna pulsioni mistiche e sacralità rituale (Derring-Do).
Dopo l’ esordio convincente di Shone a Rainbow Light On (2023) ed aver registrato e pubblicato una serie di performance live, l’ensemble si presenta nella sua forma più compiuta con un album che porta lo stesso nome del progetto, come a voler sottolinearne la reale quintessenza. Un lavoro che suona coeso e deciso, nonostante le vagabonde divagazioni che il trio si concede, e il cui merito è rintracciabile in una stupefacente sintonia tra tutte le parti in gioco.
I Setting affermano di essersi scoperti divertiti e mai tanto entusiasti nel confrontarsi con questa nuova sfida, risolvendo modulazioni sonore complesse con una naturalezza pari solo al respirare. Lo si avverte distintamente e noi respiriamo con loro.
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