Recensioni

Clockdust si apre con un silenzio di un pugno di secondi, meno lungo di quello che alzava il sipario in The Colour Of Spring, il magnifico incipit dell’unico disco omonimo di Mark Hollis, sodale di Paul Webb nei Talk Talk. Dopo la fine di quella magica band, di cui come oramai anche i sassi sanno Webb era bassista, fu il turno di .O. Rang, un ensemble aperto coordinato assieme al batterista Lee Harris, anch’egli reduce dai Talk Talk. Due dischi mesmerici e imprendibili ed un EP, che ora girano su discogs a quotazioni di tutto rispetto, e poi più nulla. Diciotto anni fa, il ritorno di Webb a nome Rustin Man, assieme a Beth Gibbons dei Portishead, con Out of Season, un disco manifesto di un’estetica e di un’attitudine, dolente e scabro nel suo minimalismo acustico.
Poi un silenzio che invece di durare qualche secondo è durato diciassette anni, ed è stato rotto l’anno scorso da Drift Code, pubblicato da Domino. Proprio da quelle sessions arrivano a sorpresa queste nove nuove canzoni, anticipate dal singolo Jackies Room. Il tocco è il solito, inconfondibile: canzoni come luoghi (poco) abitati in cui perdersi, osservando gli spigoli rotondi degli arrangiamenti, calibratissimi e lievi, densi di un soul virato seppia che vive di un riuscito equilibrio tra densità e leggerezza. Sono come matrioske o carillon, questi pezzi: immediatamente familiari, rivelano al primo ascolto la cura che è stata necessaria per assemblarle, ma non esauriscono la loro storia anche dopo ripetuti passaggi, continuano ad avere qualcosa da dire, a bassa voce: prendiamo ad esempio l’abbrivio enigmatico della strumentale Rubicon Song, quasi un canto di naviganti persi in una vaghissima nebbia, e poi una melodia morriconiana che è un classico istantaneo; oppure la notte di Old Flamingo, dove Webb pare quasi ispirarsi alla divina Billie Holiday prima che il pezzo poi fiorisca in un coro che trasporta il brano in un posto indefinibile a metà strada tra jazz da grammofono e sacralità antica.
Ecco, “antica” è la parola giusta; sono composizioni che celano diavoli magnifici in ogni dettaglio, piccole sinfonie cesellate dentro scatole di fiammiferi che vivono di una bellezza ferita ed antica, senza tempo, fuori moda: out of season, come diceva l’uomo che arrugginisce una vita fa. Il suo talento fuori dal comune resta proprio quello di saperla mettere in musica, questa ruggine, creando un imprendibile ibrido che a volte si avvicina al Tom Waits più ispirato da Kurt Weill (Kinky Living), anche se laddove la voce del bardo di Pomona è una lama intinta nel catrame, quella di Rustin Man è setosa, avvolgente. Gli arrangiamenti, prevalentemente acustici, ariosi e mai banali, danno altra aria a pezzi che vivono già in un cielo tutto loro, lontano dagli affanni della contemporaneità: c’è spazio anche per qualche benvenuto deragliamento dalla rotta, come la parentesi ipnotica a metà del guado della lunga Night In The Evening, che vira in dub siderale un pezzo partito da tutte altre permesse.
Come nel memorabile romanzo di Julian Barnes (un altro inglese, scommetterei che a Webb piace) Staring at the sun, ascoltando questo disco, ispirato dalla visione di vecchi film in bianco e nero e dall’ascolto di Jacques Brel, si ha l’impressione di pilotare un aereo e, inspiegabilmente, vedere il sole sorgere due volte: ci sono prodigi, miracoli quotidiani, una voce amica che ti porti dentro e che racconta anche la tua storia con altre parole, ed è per questo che chi la sente la custodisce come un segreto prezioso. Di nuovo: antico. Non c’è bisogno di spiegare, non c’è da capire: basta ascoltare. In autunno al momento sono annunciati tre live speciali, tra cui uno spettacolo all’Union Chapel di Londra.
Sarebbero (visti i tempi, il condizionale è d’obbligo) le prime date dal 2003 – quando Paul Webb e Beth Gibbons si esibirono con Out of Season – e le prime nelle vesti di Rustin Man. Sul palco Webb si esibirà con cinque musicisti, gli stessi che suonarono nell’abum di Dez Mona Hilfe Kommt da lui prodotto nel 2009. Una bella medicina, adesso, pensare di andarci. Intanto ci basta questo ennesimo disco prezioso.
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