Recensioni

Finanziato attraverso una campagna su Kickstarter, Remedies Ahead è l’ennesima declinazione di quel folk-pop intimo, malinconico e da monolocale arredato ormai tratto distintivo dei Rue Royale. Il precedente Guide To An Escape aveva formalizzato il suono del gruppo in un equilibrio tra arrangiamenti minimali e melodie quasi intangibili ma assai efficaci; il qui presente terzo disco della formazione anglo-americana – formata dalla coppia (anche nella vita) Ruth e Brookln Dekker – è una raccolta di filigrane in controluce incisa, per la prima volta, in uno studio di registrazione con tutti i crismi (i dischi precedenti della band erano stati in tutto e per tutto autoproduzioni).
E chissà che il cambio di abitudini non abbia pesato sul risultato finale, in un tentativo di raffinare ancora di più gli incastri vocali e strumentali che dona al tutto un’eleganza consapevole ma sfuggente, eterea e talvolta quasi altolocata. Non proprio un esercizio di stile ma un rimirarsi allo specchio quello sì, con qualche ottimo spunto e un innegabile fascino. Try As They Might e Almost Ghostly citano certi Low ultima maniera con cognizione di causa e mantenendosi a debita distanza, l’iniziale Changed My Grip suona raccolta e intensa come da copione, eppure la sensazione è che manchi un po’ di sostanza che giustifichi un tale dispiego di raffinatezza. Tutto scorre comodo e fin troppo rilassato, tra certi Notwist in versione folk citati da Set Out To Discover e odori Girls in Hawaii in Dark Cloud Canepy, ma nulla spicca nel peraltro piacevole tono generale del disco.
Da sempre per i Rue Royale il succo del discorso è la qualità della scrittura, il peso specifico delle melodie in una cornice di semplicità apparente, non certo l’innovazione musicale: in Remedies Ahead si viaggia un po’ col freno tirato in questo senso, ci si lascia attrarre dalla pulizia della forma, finendo per cozzare contro un conformismo sonoro elegante ma non sempre imprescindibile.
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