Recensioni

Taxi Driver è molto semplicemente la naturale prosecuzione di Dove Gli Occhi Non Arrivano: definitivamente smessi – o forse accantonati, o forse mai veramente avuti – i panni del rapper introspettivo che è giovane ma piace anche ai vecchi, Rkomi prosegue sul versante di un pop generalista e di bocca buona. Legittimo e ci mancherebbe, ma resta un po’ di amaro in bocca per una penna che è buona e pure molto, ma si accontenta di canticchiare canzonette usa e getta, pronte per andare in pasto all’algoritmo di Spotify sull’onda del featuring di turno. Perché questo disco, ancora più del precedente, altro non è che una compilation di collaborazioni. Solo la prima e l’ultima traccia (Intro esclusa) vedono Rkomi da solo, e il risultato è una macedonia bipartita un po’ troppo rigidamente.
Perché la prima parte, delimitata da un confine molto netto (il pezzo con Sfera), è di una bruttezza rara. Dalle solite stantie nostalgie 80’s in tandem con Paradiso (Ho Spento il Cielo) alle ballate da palazzetto un po’ paracule con Gazzelle (meglio quella con Ariete), c’è pure il singolazzo caraibico in area Boomdabash (Luna Piena), pronto per essere consumato addentando un bel cornetto in riva al mare. Il peggio arriva però prevedibilmente proprio con Nuovo Range, che sfoggia una chitarrina da Blink 182 e uno Sfera Ebbasta che strilla nel ritornello, arredando il tutto con chiasmi deliziosi («Ogni volta che scopo una donna che amo / facciamo l’amore ore ore ore / Ogni volta che amo una donna che scopo / Parliam di qualcosa ore ore ore»).
Va decisamente meglio dal pezzo con Roshelle in poi (Paradiso vs Inferno), un boom bap di sfoglia molto classica con tanto di assolo di sax in coda. Da qui in poi si recupera un po’ il bandolo, senza capolavori ma nemmeno strafalcioni. Mare che non sei con Gaia è una Barefoot in the Park (molto) minore ma onesta e riuscita, Sopra Le Canzoni è la solita tamarrata firmata Durdust ma ha un suo perché, il tandem gigione con Ernia funziona bene (e presenta una gran bella linea di basso). Tutto questo per dire che non è la scelta di fare solo e semplicemente pop il problema. Il problema è che c’è pop e pop, e buona parte di questo disco non è sto gran pop, ed è fatto con l’ottica del vecchio pop. Ovvero affiancarsi a nomi già arrivati (nel capitolo precedente erano Jovanotti ed Elisa) invece di osare quanto si potrebbe, viste le capacità in gioco.
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