Recensioni

Se Quarter Turns Over A Living Line era un aggiornamento delle scorie post-industriali di Ambient 4: Isolationism ad una forma ambientale di dubstep in grado di coniugare affinità e divergenze tra l’apocalisse di Scorn, Lull e Techno Animal e le tensioni urbane di Burial, Scuba e Kode9, il nuovo Tooth riprende dichiaratamente la strada intrapresa dal – valido – side-project Moin per riposizionare quel sound minimalista e metropolitano inserendovi sia le pause e picchi degli Slint, sia il lato più insidioso dei June Of 44, sia i bassi cavernosi delle variegate produzioni in cui ha suonato Doug Sharin. In pratica, a venir ripreso non è tanto il post-rock per come ci è stato tramandato dalle band europee, ma direttamente quello originario, che riallaccia i ponti sia con un sound ancora figlio della dissoluzione – e degli ultimi rantoli – dell’hardcore statunitense, sia con le tensioni di fine millennio del dub.
Riprendendo, astraendole, le calme piatte che hanno reso epocali dischi come Spiderland o Four Great Points, e i bassi profondi nell’intorno delle produzioni della Macro Dub Infection, ancora una volta nella musica composta da Joe Andrews e Tom Halstead ci si isola in una coltre di nebbie metropolitane tra inquietudine e paranoia. L’opener Coax è l’equivalente di una camminata lungo il corridoio di uno dei palazzi di Blade Runner, Dead Heat introduce invece uno stratificarsi di effetti sapientemente misurati, circoscritti, in HD come suggerisce la press release e di fatto anche la copertina, che riprende un certo immaginario adventure videgame suggerendo un’esotica, poligonale, freddezza à la Enter The Void di Gaspar Noé. Un immaginario e umori che ritroveremo, cosparsi come unguenti, lungo i 38 minuti di durata di un disco che è come un muro di gomma. È l’obbiettivo dei Raime da sempre: un suono mentale, bianco, macchiato di nicotina, maschile sì, ma privo di ogni carnalità.
Amazon
