Recensioni

L’esordio in lungo Sable del 2015 e ancora di più l’EP Cupio Dissolvi dell’anno scorso facevano già intuire dove sarebbe andato a parare William Maybelline, la metà maschile dei Lebanon Hanover, con il suo side-project Qual. The Ultimate Climax, pubblicato dall’etichetta italiana Avant!, è coronamento e ulteriore spinta verso gli inferi della sua parabola solista. Un salto nel buio, un viaggio nella notte dell’anima che esplora tutto lo scibile della musica dark, attingendo a piene mani dall’EBM di band come Front 242, Liasons Dangereuses e Portion Control, ma rielaborando il genere in modo originale e condensandolo, opportunamente aggiornato, in uno dei dischi più esaltanti di questo inizio 2018. Un lavoro in cui la durezza e il rigore della technodance mitteleuropea d’annata sono ammantati da una fitta bruma gotica di scuola Bauhaus e si arricchiscono ora di richiami medievali – tra messe nere, sacrifici e sinistro sferragliare di catene – ora di echi industrial dai rimandi Ministry e Nine Inch Nails, ora di improvvise accelerazioni disco. Le rarissime aperture melodiche sono solo sprazzi di finta spensieratezza, gli spasmi finali di un’umanità agonizzante, le ultime, disperate bracciate di chi sta annegando in un pozzo colmo di sangue e frattaglie. Del resto, titoli come How Many Graves? e On My Death Bed non lasciano adito a dubbi.
Il cantato – monolitico, ossessivo, quasi recitato – non si discosta troppo dal registro sonoro. L’impostazione della voce è più vicina al teatro e all’arte perfomativa, e i testi sono sciorinati in tono perlopiù gutturale, impersonale, maligno. Più che intonare motivi, Maybelline sembra leggere il Necronomicon. E quando non si affida al sadico spoken-word di una Existential Nihilism, vomita fuori un growling alla Cradle Of Filth (Above Thee Below Thee) molto più vicino al death-metal che all’elettronica. Insomma non c’è luce in fondo al tunnel. Il Nostro disegna uno scenario cupo, distorto, un incubo impastato di disperazione e nichilismo che magari, ci auguriamo per lui, non sarà la proiezione del suo disagio e del suo malessere interiore, bensì solo una rappresentazione. Ma che bella rappresentazione.
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