Recensioni

Chi segue la band di Austin dall’epoca di Let Pain Be Your Guide e non perdona le aperture melodiche di questo quarto album non ha perso tempo a farlo sapere. Succede ogni volta che una band estrema scopre i ritornelli. Il punto semmai è che i Portrayal of Guilt hanno smesso di sembrare una band hardcore che flirta con altri generi e hanno cominciato a sembrare una band che usa l’hardcore come uno dei tanti combustibili disponibili.
…Beginning of the End è il disco in cui questa trasformazione diventa irreversibile. Undici brani in appena trentuno minuti, e in quei trentuno minuti si uniscono cose che sulla carta non dovrebbero stare insieme. Siamo lontani dalla storia del crossover, ma è affascinante scoprire fin dove si spingono gli autori di brani feroci e senza compromessi come Masochistic Oath e The Crucifixion. Human Terror è costruita su un groove di basso distorto che deve tanto ai Korn quanto ai Godflesh di Streetcleaner , quella stessa pesantezza meccanica, quella stessa sensazione di un macchinario che macina a velocità ridotta e poi esplode in un ritornello che ha una struttura melodica riconoscibile, quasi cantabile, anche se King ci urla sopra come se gli stessero strappando un organo vitale. Ecstasy monta un breakbeat sotto strati di noise e lo risolve in un chorus industriale che è la cosa più vicina a un singolo che questa band abbia mai prodotto. Il fatto che funzioni è quasi irritante.
Backstabber apre il disco con un battito da trip-hop metallico che potrebbe andare avanti per sei minuti ma dura poco più di uno, e serve solo a stabilire un’atmosfera che il resto dell’album si incaricherà di demolire. God Will Never Hear Me rallenta tutto, accumula pressione, e i vocalizzi di Jenna Rose aggiungono una dimensione quasi liturgica a un pezzo che parla di abbandono divino. Poi arriva Chamber of Misery Pt. IV con Slim Guerilla che rappa sopra un tappeto cupo, ed è il momento più rischioso del disco. Forse l’unico che non regge del tutto.
La produzione del sodale Phillip Odom tiene ogni cosa al suo posto senza sterilizzarla. King, Stanfield e Beveridge suonano come un trio che ha passato otto anni a capire quanto lontano può spingersi prima che la struttura ceda. La risposta, a quanto pare, è parecchio.
Amazon
