Recensioni

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Cosa può promettere un nuovo album dei Pelican di Chicago in questo tardo 2009? E soprattutto: mantiene quello che promette? Laurent Schroeder-Lebec (chitarra), Trevor de Brauw (chitarra), Bryan Herweg (basso) e Larry Herweg (batteria), in realtà, sono gruppo ben meno monolitico di quanto distrattamente sembrerebbe. City Of Echoes (2007) aveva raffinato quella formula di post-rock strumentale che il precedente Australasia (2003) pian piano sottraeva agli idoli Neurosis e Fugazi per spostarla persino verso ambiti dreamy, ambient, assolutamente raffinati nell’intreccio chitarristico marchio di fabbrica del gruppo. Che in questo nuovo What We All Come To Need perviene ad una sintesi (già adombrata nel più recente ep Ephemeral): squarci sinfonici, melodie sempre più distese un partiture latantemente prog (Glimmer) e in virtù della quantità di elettricità diffusa dagli amplificatori (The Creeper) persino psycho-metal.

Partecipano al disco un’orda di graditissimi ospiti: Greg Anderson (Sunn O)))), Aaron Turner (Isis), Ben Verellen (Harkonen e Helms Alee) e Allen Epley (The Life & Times, Shiner). Un disco che è fumigante e complesso al contempo, che suona posato e veemente ad un mentre, che sancisce la maturazione (di disco in disco, anno dopo anno) dei Pelican verso una forma di strumentale ‘post’ (metal? dream-metal? psych-metal?) "assoluto".

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