Recensioni
Omar Rodriguez-López
Omar Rodriguez-Lopez and Lydia Lunch
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Gaspare Caliri
- 1 Ottobre 2007

Appena prima di ascoltare questo disco, pensavo contento, in un apice di nerditudine critico-musicale: “so già cosa mettere sotto la voce “genere”; sarà NO-PROG!”. Avessi ascoltato prima il disco di collaborazione di qualche mese fa tra Omar e Damo Suzuki, avrei titubato; ma sono bastati cinque minuti di questo EP che mette insiemeLydia Lunch – pilastro della New York tra Settanta e Ottanta – e Omar Rodriguez-Lopez – artefice del passaggio At The Drive-in / Mars Volta – per ricredermi; o meglio, semplicemente per togliere la particella “no”.
Certo, Lydia la diabolica (e pranzifera) non è mai presenza timida; i titoli dei brani mi siano a testimonianza, e le sue spoken-word anti-maschiliste, anti-religiose, anti-sociali, filtrate da vocoder, echi e riverberi. Ma sotto di lei c’è un flusso progressivo e sfrenato che sembra una traccia sola – ma vi accorgerete che non è così dopo che un quarto d’ora di ascolto non vi avrà dato l’impressione di alcuna soluzione di continuità, guarderete lo stereo e la traccia sarà la 4 o la 5. Ma soprattutto sotto Lydia si dissimula una specie di jam degli Experience di Jimi Hendrix in posa da BBC Sessions, del tutto fuori dal tempo e dalla cogenza, che spumeggia tecnicisticamente fagocitando la voce della sciamana.
Un risultato piuttosto pallido, se si guarda il voto, ma frutto di due spinte opposte che sostanzialmente si annullano; l’una di entusiasmo per l’esperimento, l’altra di minimizzazione di uno degli addendi, quello da cui più mi aspettavo qualcosa.
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