Recensioni

Ascoltando questo quarto album dei pavesi News For Lulu vien da domandarsi quand’è che abbiamo smesso di pretendere il meglio dal pop che amiamo e come mai troppi tra quelli che fanno musica in questo Paese abbiano cominciato a tirare i remi in barca, ad adagiarsi sulla mediocrità.
Ready For What comincia alla grande proprio dove Lucio Battisti aveva chiuso Una Giornata Uggiosa (sì, con la magnifica Con il Nastro Rosa). La band guarda al city pop giapponese come il principale rappresentante di quel genere, Tatsuro Yamashita, a cavallo tra gli anni ’70 e gli anni ’80 guardava, dall’altra parte dell’oceano, a Quincy Jones e ai fratelli Porcaro. O come Mauro Malavasi ed i suoi Change cercavano ispirazione nella musica di Nile Rodgers e Bernard Edwards degli Chic. Tutti eroi questi di un periodo storico in cui la musica popolare non veniva presa o data per scontata, anzi, veniva suonata e registrata nei migliori studi, con i migliori arrangiatori, musicisti, fonici e produttori disponibili su piazza. Dagli Steely Dan ai Prefab Sprout, da Prince a Michael Jackson, da Todd Rundgren ai Fleetwood Mac, i dischi che ancora oggi ascoltiamo, amiamo e prendiamo spesso come riferimento sono nati aderendo a quegli standard di songwriting, non accentando compromessi.
In quegli anni, gli stessi a cui i News For Lulu fanno riferimento in queste loro nove canzoni, il perfezionismo tecnico trovava un compromesso con la facilità di fruizione. L’emozione non veniva separata dalla sofisticazione. L’ambizione artistica non era ancora stata sconfitta dai falsi profeti del “tormentone”. La raffinatezza delle idee armoniche e melodiche di quel genere di repertorio, l’ingegno delle parti ritmiche e la precisione degli incastri della loro suddivisione, le sonorità: tutto questo viene ricreato da Umberto Provenzani, Matteo Baldrighi, Nicola Crivelli ed Andrea Girelli – con l’apporto di Luca Bergomi aka Dumbo Gets Mad – in maniera certosina, o perlomeno andandoci maledettamente vicino (perché diciamocelo, di certe formule non c’è nulla da migliorare), non dimenticando comunque di dare al tutto un taglio contemporaneo ed una aderenza al presente, con testi – cantati in inglese, dettaglio per il quale alcuni storceranno il naso – tra l’autobiografico e l’autoironico che ben si adattano al mood dolce-amaro generale.
Che l’esempio di questo album possa rappresentare una sorta di quadratura del cerchio? Che i News For Lulu rappresentino una nuova chance per un panorama desolato e desolante? Di sicuro sono la chiara dimostrazione che un altro pop italiano è ancora possibile.
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